di Massimo Boccucci
La stagione dei veleni e dei casini, tra le liste degli arbitri graditi e sgraditi, un’inchiesta da color che son sospesi e la seconda carica dello Stato intervistato praticamente da capo degli ultrà, consegna all’Inter la decima Coppa Italia della sua storia e un doblete che consacra Chivu alla sua prima vera stagione di Serie A, con le ombre di Gravina e Rocchi che aleggiano.
La Lazio cede 2-0 all’Olimpico, in uno stadio strapieno e con coreografie straordinarie, per un’autorete di Marusic e il colpo di grazia del capitano Lautaro, arrivato a 23 gol stagionali. Questo epilogo prova a far dimenticare tra i tifosi interisti i cinque schiaffi presi nella finale di Champions un anno fa, contro quella stessa Lazio che l’anno scorso tolse lo scudetto dalle mani di Simone Inzaghi per consegnarlo al Napoli di Antonio Conte.
L’Inter ha vinto sfruttando un erroraccio e mezzo della banda di Maurizio Sarri. Al 13’ il primo graffio: Dimarco punizione e autogol di Marusic su spizzata di Thuram, con il terzino laziale stordito che se la butta dentro da solo. Il raddoppio dell’Inter è un altro pacco regalo. Al 35’ Tavares s’addormenta, Dumfries gli sfila la sfera e il cross facile arriva sul destro di Lautaro che appoggia in porta. Terzo gol in finale di coppa dopo quelli alla Fiorentina nel 2023, anche se l’argentino avrebbe voluto lasciare il segno in occasioni più pesanti di questa.
Tutti d’accordo che lo spettacolo era altrove. Finale brutta tra diversi falli, gioco spezzettato, errori tecnici a go go. Meglio guardare al Foro Italico con le emozioni del tennis che la fa sempre più da padrone. Questo calcio italiano è ridotto veramente male. L’Inter festeggia. Aspettando di sapere quando si giocherà il derby di Roma tra il balletto di giorno e orario che si trascinando all’infinito, con le altre della zona Champions ad aspettare se l’ultima parola l’avrà la Lega, il prefetto, il Tar o chissà chi altri.