di Massimo Boccucci
Il rilancio in zona Champions della Roma, grazie al 4-0 contro la Fiorentina nell’ultimo posticipo ieri sera all’Olimpico portandosi a -1 dal quarto posto della Juve, e il colpo della Lazio a Cremona al 92’, che alza il morale in vista della finale di Coppa Italia, tengono banco come le ombre sullo scudetto dell’Inter per il caso arbitri.
Gasperini marcia con 10 punti su 12 e la viola vittima senza scampo. Fin troppo facile, dalla traversa di Malen al 12’ al vantaggio subito dopo con Mancini di testa su assist di Pisilli, poi il raddoppio al 17’ di Wesley che calcia sul palo lontano, sul passaggio di Hermoso, che al 34’ fa il tris con un tap-in micidiale. La Fiorentina ha un sussulto d’orgoglio a inizio ripresa con il palo di Braschi, classe 2006 all’esordio in Serie A, ma i giallorossi infieriscono al 13’ con Pisilli sul passaggio di Malen.
Ha sorriso anche Sarri per il blitz allo Zini, nel recupero con la prodezza di Noslin entrato in avvio di secondo tempo. La Cremonese, che resta inguaiatissima a -4 dalla salvezza, aveva sbloccato alla mezz’ora con Bonazzoli, con una conclusione dalla distanza che rimbalza sorprendendo il portiere. La Lazio la riprende sfruttando una situazione di contropiede con Nuno Tavares, in velocità sulla sinistra, e Noslin a servire Isaksen che con un mancino preciso infila l’incrocio dei pali. L’1-1 sembra indirizzare la gara verso un pareggio, anche perché le squadre sono poco propense a scoprirsi. I grigiorossi nel finale sfiorano il vantaggio con un diagonale di Bondo respinto dal portiere, ma la differenza sa farla Noslin con una giocata di grande qualità.
I festeggiamenti nerazzurri per lo scudetto incrociano l’inchiesta sugli arbitri che sta mettendo sotto tiro la figura del club referee manager, l’uomo ingaggiato dalle squadre per tenere le relazioni con il mondo arbitrale. Si occupa di spiegare ai giocatori le novità regolamentari o di gestire l’accoglienza della terna nelle partite casalinghe tra spostamenti, eventuali necessità e altro. I maligni sostengono che serve anche per spiegare come muoversi in campo e certi trucchi nelle simulazioni. Ma non può avere rapporti con il designatore: se c’è bisogno di chiedere una spiegazione, o interloquire, si chiama l’incaricato, che in questo campionato è Andrea De Marco, nominato dalla Figc per gestire le relazioni con i club di A e B.
Partendo da questo punto, nel mirino della Procura sarebbe finito Giorgio Schenone, il club referee manager dell’Inter che sarebbe stato nominato da Gianluca Rocchi in un’intercettazione e che sarà sentito dal pubblico ministero Maurizio Ascione.
Al momento non è indagato e verrà ascoltato esclusivamente come persona informata sui fatti. Lo scenario ruota attorno alla famosa lista degli arbitri graditi e sgraditi all’Inter. Schenone è uno. E non sarà l’unico. La Procura, infatti, ascolterà anche altre figure simili. Schenone è all’Inter dal 2020, prima ha svolto per undici anni il ruolo di guardalinee tra Serie A e B, spesso nelle gare dirette con Rocchi, tanto da essere uno dei suoi preferiti.
Uno dei primi esposti è stato quello del tifoso-avvocato del Verona, Michele Croce, fino all’ex arbitro Domenico Rocca. In mezzo, probabilmente, la testimonianza dell’ex collega Eugenio Abbattista. Ma non sono gli unici. Dall’inizio delle indagini, ottobre 2024, sarebbero stati parecchi gli esposti ricevuti dalla Procura di Milano. Al momento non sarebbero stati ancora visionati dal pm.
Prima di Andrea Gervasoni, la Procura aveva sentito anche Nasca e Di Vuolo, altri due indagati. Mentre Rocchi ha scelto di non presentarsi. Nasca e Di Vuolo erano gli addetti Var e Avar di Inter-Verona del 6 gennaio 2024. I due arbitri sono stati sentiti dalla Procura come indagati: il pm ha presentato gli elementi di prova a loro carico. Gli interrogatori hanno fornito ulteriore materiale d’indagine in una faccenda destinata a riservare molto altro.