www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 28 aprile 2026

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di Massimo Boccucci

Le imprese rendono gli esseri umani immortali, a imperitura memoria. Ce ne sono due nella maratona che vanno oltre il cronometro, profondamente diverse l’una dall’altra ma unite dal filo della storia che le accoglie. Il trentenne keniano Sebastian Sawe ha infranto per la prima volta il muro delle due ore nella maratona di Londra. Vale tantissimo il record italiano di Alex Schwazer, ottenuto a 41 anni e dopo tutto quello che ha passato.

Immenso Sawe che ha cambiare i paradigmi del fondo mondiale nel diventare il primo uomo a correre i celebri 42 chilometri e 195 metri in meno di due ore in una gara vera, omologata, senza condizioni artificiali. Ha fermato il crono a un’ora, 59 minuti e 30 secondi, abbattendo un muro che sembrava resistere alla fisiologia umana, e migliorando di 65 secondi il precedente record del mondo di Kelvin Kiptum che si era fermato a 2 ore e 35 secondi. Sawe, soprannominato “l’assassino silenzioso” per la freddezza con cui si libera degli avversari, ha incendiato le strade di Londra con una progressione devastante e una seconda metà di gara corsa in 59 minuti e un decimo, più veloce della prima parte.

Immenso Schwazer, e qui viene da chiedersi chi lo ripagherà delle 3 Olimpiadi che gli hanno fatto perdere. L’olimpionico ha stabilito il nuovo primato italiano nella maratona di marcia con il tempo di 3 ore, un minuto e 55 secondi per coprire i canonici 42 chilometri e 195 metri. È il terzo tempo della stagione al mondo, il migliore d’Europa nell’anno degli Europei. A Francoforte, l’olimpionico di Pechino ha letteralmente stracciato gli avversari e ha superato di quasi 2 minuti il precedente primato tricolore che apparteneva ad Andrea Agrusti. Un’ulteriore dimostrazione della sua grandezza, alla faccia della persecuzione di cui è stato bersaglio per 8 anni, nonostante fosse innocente.

L’allenatore di Schwazer è Domenico Pozzovivo, il corridore che proprio in questi giorni ha deciso di tornare in sella a 43 anni. All’arrivo della maratona tedesca è stata molto significativa la presenza di Sandro Donati, il tecnico e l’amico che l’ha sempre difeso. Schwazer si è salvato dalle ingiuste accuse di doping sfociate nel procedimento penale davanti al Tribunale di Bolzano. Il 18 febbraio 2021 il giudice Walter Pelino ha disposto l’archiviazione per «non aver commesso il fatto», sostenendo che i campioni di urina del 2016 fossero stati alterati e che la manipolazione delle provette fosse provata con alto grado di probabilità razionale.

Pesanti i sospetti mossi nei confronti della World Athletics (la federatletica mondiale) e della Wada (l’agenzia mondiale antidoping). Nonostante fosse stata riconosciuta la piena innocenza, la squalifica di 8 anni decisa nl 2016 non è mai stata revocata dalla giustizia sportiva, fino al verdetto del Tas, il Tribunale dell’Arbitrato Sportivo di Losanna. Così, Alex non ha potuto partecipare ai Giochi di Rio 2016, Tokyo 2021 e Parigi 2024.

Si è rivolto alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, che il 21 agosto 2025 ha aperto un’istruttoria riguardante il ricorso sulla squalifica di 8 anni confermata dal Tas e il rifiuto del Tribunale federale svizzero di rivedere la sentenza, nonostante l’esito del procedimento penale in Italia. A Strasburgo valuteranno se lo Stato elvetico abbia violato i diritti fondamentali dell’atleta italiano e se il verdetto sarà favorevole a Schwazer è presumibile che porterà un’ingente richiesta di risarcimento danni. Alex risponde forte in campo e fuori.