Intervista esclusiva con Giangiacomo Magnani, difensore della Reggiana
di Massimo Boccucci
Tornare alle origini è una questione di affetti familiari, fortissimi, in un momento difficile che Giangiacomo Magnani vuole vivere dando tutto il suo sostegno da vicino. Il difensore centrale di Correggio, cresciuto nella Reggiana, ha lasciato il Palermo per ripartire, in prestito, dai colori granata. Ha ritrovato il campo entrando all’inizio della ripresa contro il Cesena sabato scorso, nel giorno del suo 30° compleanno.
Magnani, ritorno e vittoria da urlo?
«Sapevo che avrei ritrovato il campo. Esordire con un successo a Cesena non era scontato. Vale tanto aver giocato e tantissimo aver vinto».
Sosta migliore non poteva esserci.
«Vero, contiamo molto su questa pausa per recuperare qualche infortunato. Abbiamo assenze pesanti e a me dà 2 settimane in più per lavorare. Va sfruttata, ci può fare solo bene».
A Reggio per una scelta di vita?
«Ho sempre avuto l’idea di vestire la maglia granata prima o poi dopo le giovanili. Il mio arrivo è per motivazioni familiari, ho messo davanti a tutto un grave problema di salute in famiglia. Avvicinarmi era fondamentale».
Si è prefissato nuovi obiettivi?
«Un compleanno felice per la vittoria ma che in generale non avrei festeggiato: non sento di avere grandi cose da festeggiare. Come obiettivi penso alla salute e la serenità della famiglia. Raggiunto questo, tutto quel che viene è un bene».
Che Reggiana ha trovato?
«Un gruppo di lavoratori, giovani con grande disponibilità che vanno aiutati, avendo il potenziale. Reggio è il posto giusto per i giovani, dobbiamo essere noi più esperti a contribuire per farli diventare dei giocatori migliori».
Il derby a Cesena cos’ha detto?
«Ci lascia la certezza di essere una squadra combattiva e che non si arrende mai. Raccogliamo punti da situazioni di svantaggio, cosa difficile anche per le più attrezzate. Si riparte da qui».
Pensate solo alla salvezza?
«Obbligatorio. Conosciamo la B, oggi ha un volto e domani un altro. Non possiamo rilassarci e dobbiamo lavorare. Ogni punto dopo la salvezza sarà una buona cosa, ma prima viene quella».
Il Palermo squadra da battere?
«Sì, è organizzato e molto forte con dei rivali di spessore. Faccio il tifo per loro e colgo l’occasione per ringraziarli, dicendogli che sono al loro fianco».
L’ha capito subito che è una corazzata?
«Lo avevo già capito scendendo dall’aereo. Ci sono idee, società, organizzazione e ambizione, in una piazza che spinge al di là di tutto. Hanno un tecnico di livello, un organico e un popolo che merita la A. Non vedo l’ora che ci arrivi».
Alla ripresa avete il Bari.
«Ha raccolto meno dei suoi valori, ha tanti giocatori di qualità e spessore. Sarà una gara tosta che, specie per noi dietro, da interpretare nel modo giusto e con compattezza per dargli meno possibilità offensive. Loro sono affamati di punti e noi giochiamo in casa».
La sua sfida a Reggio per riprendersi la A?
«È sempre il sogno di un giocatore, ho avuto la fortuna di farla per tanti anni. A Palermo voleva dire scendere per risalire, non tanto per il raggiungimento di un traguardo personale ma tornarci facendo parte di qualcosa d’importante. Sarebbe stato il più grande obiettivo, sarei felicissimo di vederli in A e ritrovarli mi renderebbe felice».
Infopress