www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 10 aprile 2026

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di Massimo Boccucci

Ha passato il tempo, dal 22 ottobre 2018 quando è stato eletto per la prima volta presidente della Federcalcio, a fare buoni propositi, proposte, annunci e soprattutto a trovare il modo di salvare l’Inter, il club travolto dalla crisi economica più pesante nella storia del calcio italiano. Gabriele Gravina, dopo le dimissioni a seguito della terza esclusione consecutiva dell’Italia dai Mondiali, ha deciso di rendere pubblico lo studio di cui avrebbe parlato davanti la settima Commissione cultura, scienza e istruzione della Camera dei Deputati nell’udienza prevista e fatta saltare.

Gravina resta in prorogatio per l’ordinaria amministrazione fino al 22 giugno, data in cui è già stata convocata l’assemblea straordinaria elettiva che visti i tempi così stretti sembra destinata a non portare tutti i cambiamenti auspicabili.

In una relazione di 11 pagine ha accusato il sistema calcio di essere ingessato, se l’è presa con «le falsità – ha scritto -, i troppi vincoli e certe leggi che bloccano le riforme».

Ha elencato i mali del calcio e i possibili rimedi che ha in mente, scaricando di ogni responsabilità della penosa situazione sé stesso e le altre componenti tra Figc, Leghe e club. Gravina scopre adesso la bassa percentuale di italiani e di giovani in campo, sottolineando che questo priva la Nazionale di un adeguato bacino da cui attingere. Dice che la Serie A continua a essere uno dei campionati più vecchi d’Europa, con un’età media dei calciatori in campo di 27 anni, l’ottavo torneo più anziano nel vecchio continente, peggio di Inghilterra, Germania, Francia, Olanda, Portogallo, Norvegia e Belgio.

I calciatori non selezionabili per l’azzurro hanno giocato il 67,9 per cento dei minuti complessivi, ovvero il sesto peggior dato in Europa. In Spagna l’impiego degli stranieri pesa per il 39,6 per cento dei minuti, in Francia per il 48,3. Alla trentunesima giornata di campionato di questa stagione, dei 284 calciatori che hanno giocato in media almeno 30 minuti a partita, sono italiani soltanto 89, di cui 10 portieri.

Gravina spiega anche che sugli investimenti nei settori giovanili l’Italia è ultima, dopo Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, Inghilterra e Germania, per ricavi complessivi generati nell’ultimo decennio da trasferimenti internazionali di calciatori formati nel Paese. Nella classifica dei primi 50 settori giovanili al mondo per ricavi decennali dalla vendita di calciatori formati in casa, ci sono solo Atalanta e Juventus, mentre l’Inter è 53ª.

La Serie A è il 49° campionato al mondo, su 50 monitorati, per percentuale di minuti giocati da calciatori under 21 selezionabili per la Nazionale. Gravina consegna anche altri dati negativi sulla competitività del campionato e sulla valorizzazione dei giovani, ricordando che i calciatori spagnoli che hanno disputato l’Europeo Under 19 nel 2023, vinto dall’Italia, non giocano più nei campionati giovanili e hanno minutaggi quasi doppi in prima divisione e quasi sei volte maggiori in partite di Coppe europee rispetto ai loro omologhi italiani. I calciatori italiani che hanno conquistato il secondo posto al Mondiale Under 20 del 2023 giocavano ancora in larga parte nelle squadre giovanili, mentre i loro coetanei francesi e inglesi non più. 

Il sistema viene definito economicamente insostenibile, in cui le risorse generali non bastano a coprire i costi, con la conseguenza che si preferisce ingaggiare calciatori dall’estero, che spesso risultano più a buon mercato e sottostanno a qualche vincolo normativo in meno per essere tesserati. Negli ultimi 13 anni sono stati inflitti 519 punti di penalizzazione. Il calcio professionistico italiano perde oltre 730 milioni di euro l’anno. I numeri sono impietosi su tutta la linea e per Gravina il problema è l’area del professionismo che reputa ipertrofica per i 97 club che hanno pochissimi Paesi al mondo, cioè Messico, Turchia, Argentina, Thailandia e Arabia Saudita.

Non manca il riferimento agli impianti: l’Italia non figura tra le prime dieci nazioni europee per numero di stadi costruiti o ammodernati tra il 2007 e il 2024. Gravina contesta le leggi governative e ricorda le riforme proposte rimaste nei cassetti, come la riduzione dei campionati professionisti, per la mancata intesa tra tutte le componenti. Sembra la relazione di un neo presidente che eredita qualcosa e non di chi è stato invitato ad andarsene dopo 7 anni e mezzo di fallimenti, chiacchiere e impotenza.