di Massimo Boccucci
Facciamo che quelle di Arijanet Muric siano le migliori mani dopo le vostre. Il ventisettenne portiere montenegrino con cittadinanza kosovara sta pesando tanto nella stagione positiva del Sassuolo, che valuta il da farsi sul prestito oneroso con diritto di riscatto fissato a 10 milioni con l’Ipswich Town.
Muric, è più orgoglioso del primato in Serie A con 112 parate o dei 6 clean sheet?
«Lo sono soprattutto per le parate e penso che avrei potuto fare di più sulle partite senza prendere gol. La maggior parte delle reti subite erano evitabili».
Se l’aspettava così il campionato italiano?
«Sì, mi aspettavo e vedo ogni volta giocatori tecnicamente validi e con una buona preparazione tattica».
Analogie e differenze con la Premier League?
«Sono campionati completamente diversi. Lì sono più orientati alle transizioni, mentre qui è più tattico e richiede pazienza. Mi piacciono entrambi».
Anche nel suo ruolo è diverso?
«Qui hai più tempo per valutare, mentre là è tutto molto veloce. Anche in A bisogna essere concentrati, a volte non si ha un attimo di respiro e dal nulla può nascere qualcosa».
Si vive bene in Italia?
«Benissimo. Amo l’Italia, è tutto bellissimo. La gente è buona e gentile, mi sto godendo l’annata con la mia famiglia».
La soddisfazione più grande?
«Mi sono sentito veramente bene dopo la gara con l’Atalanta perché eravamo in dieci. Fantastico il modo in cui abbiamo lottato, giocato e vinto».
La sua parata più difficile?
«Quella contro la Lazio, alla terza giornata, a metà settembre nella nostra seconda gara in casa dopo due sconfitte. Quel colpo di testa in tuffo di Zaccagni non so come sia riuscito a prenderlo, è stata una reazione istintiva e un intervento complicato. La cosa ancora più importante è aver vinto, è stata la prima e ci ha permesso di sbloccarci».
Cosa rappresenta Grosso?
«Significa molto per me. Venivo da un brutto infortunio, sono stato operato alla spalla e non ho giocato per 6-7 mesi, mi davano per spacciato. Stavo per andare in Turchia e apprezzo molto la fiducia che il mister mi ha dimostrato. È anche merito dell’allenatore se sono arrivato fin qui, avrebbe potuto fare scelte diverse. Mi ha voluto e mi ha fatto giocare subito, gioco anche per lui e l’apprezzo».
Il suo punto di forza e dove migliorare?
«Penso che sia il coraggio. Sto migliorando col tempo, più gioco e più imparo a prendere le decisioni, come sui cross e nell’intercettare i palloni».
Stare tra i pali, uscire e usare i piedi: più giocatore e meno portiere?
«Io cerco di fare le cose un modo naturale, provo sempre a essere coinvolto per aiutare la squadra. Prima mi capitava di rischiare molto, anche nelle esperienze precedenti. Sto imparando a rischiare meno e a trattenermi un po’. Alla fine dipende tutto dall’allenatore, dalla squadra e dalle situazioni. Mi piace adattarmi».
Il portiere italiano che la convince di più?
«Mi piace molto Donnarumma. Ha un’altezza simile alla mia e mi convince».
Un voto con un giudizio al percorso del Sassuolo.
«Dico 7 e mezzo, anche 8. Una dimensione diversa salendo dalla B e tanti nuovi giocatori hanno richiesto un lavoro complesso, siamo cresciuti attraverso buone prestazioni e risultati importanti. La classifica è soddisfacente e può migliorare».
Resterebbe al Sassuolo?
«Sto benissimo e resterei volentieri, amo il club e il vostro Paese».
Rimpianti per la mancata qualificazione ai Mondiali con il Kosovo?
«Potevamo fare meglio contro la Turchia, siamo stati un po’ sfortunati, abbiamo dato tutto e siamo tristi. È stata una delle partite più importanti della mia carriera e torneremo più forti».
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