Il Messaggero Umbria 9 aprile 2026

IL PUNTO

GUBBIO Il rischio di scendere sotto la soglia dei 30mila abitanti è serissimo. Non è un fattore psicologico ma una prospettiva sempre più concreta guardando ai dati della popolazione residente nel territorio comunale di Gubbio, che al primo gennaio 2026 era di 30.190 unità. Ci sono diversi fattori che stanno incidendo in maniera negativa sugli indici abitativi, come le nascite che oscillano tra 160 e 170 l’anno con una tendenza al calo, a cui aggiungono i decessi e i trasferimenti che rendono il saldo negativo. Nel 2025 le nascite sono state 166. La popolazione a Gubbio negli ultimi dieci anni ha registrato una diminuzione demografica del 6,38 per cento: tradotto si va avanti con un calo che oscilla tra le cinquanta e un centinaio di abitanti l’anno.

Nel decennio precedente la città ha oscillato fra 31mila e 33mila residenti, mantenendo una certa stabilità demografica tipica del periodo di industrializzazione e spostamento dalle campagne, oltre a un’attrattiva anche per gli stranieri. La città presenta oggi una densità abitativa di circa 57,42 abitanti per chilometro quadrato su una superficie di 525,78 chilometri quadrati che lo fa il settimo comune d’Italia per estensione. Ci sono state punte anche superiori ai 33mila residenti con un abbassamento dei costi a metro quadro delle abitazioni, con un distinguo tra centro storico e periferia, ma adesso anche il mercato immobiliare si è complicato con affitti e compravendite sostanzialmente ferme.

Si prepara un dibattito per non andare sotto la soglia che non è soltanto di natura psicologica ma comporterebbe tutta una serie di situazioni, compresa la riduzione dai 24 attuali a 16 consiglieri comunali.  C’è tra le forze politiche ed economiche solleva da tempo la problematica della qualità dei servizi, infrastrutture con gli scarsi collegamenti viari (senza ferrovia né grossi servizi di trasferimento con mezzi pubblici) e mercato del lavoro, con i giovani attratti da altre realtà anche all’estero per la stagnazione economica dell’area.

Quando un Comune scende sotto i 30mila abitanti subisce soprattutto diverse conseguenze amministrative, normative e finanziarie. La principale limitazione riguarda la capacità di gestione dei servizi e le restrizioni sulle società partecipate (di nuove non se ne possono costituire). Ci sono anche minori entrate e possono verificarsi ripercussioni dalla gestione dei servizi, come Imu e Tari, che potrebbero risultare insufficienti a coprire i costi, rischiando tagli o aumenti delle tasse locali, fino a prospettare eventuali forme di gestione associata per garantire i servizi essenziali. Il sindaco Vittorio Fiorucci si ritrova a gestire una situazione delicata e con la prospettiva di non poter arginare il fenomeno dello spopolamento.

Il saldo negativo ripetuto tra nascite e decessi rimane l’elemento che preoccupa maggiormente ed è il più lampante, specialmente se rapportato al fatto che non ci sono strategie politico-amministrative per attrarre nuovi residenti, da altre zone dell’Umbria, d’Italia e dall’estero, con un calo perfino degli stranieri in un territorio dove le opportunità di lavoro scarseggiano. Si fa leva su due poli imprenditoriali, quello storico consolidato delle due cementerie e il settore tessile alla luce degli ultimi investimenti e insediamenti che al momento comunque sono volti a mantenere i livelli consolidati. Troppo poco per poter fare un salto di qualità nei meccanismi attrattivi per scongiurare altre perdite tra i residenti, non essendoci un tessuto di piccola e media impresa capace di assorbire forza lavoro e con il settore pubblico saturo che, per esempio nel caso dell’ente Comune, attinge dalle graduatorie senza varare ormai da anni concorsi pubblici aperti a tutti.

Massimo Boccucci