www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 7 aprile 2026

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di Massimo Boccucci

Se c’è ancora l’anti-Inter questa da ieri sera è il Napoli. L’ha detto il posticipo domenicale al Maradona, dove il Milan è caduto facendosi sorpassare dagli azzurri, che ora sono al secondo posto con 2 punti di vantaggio sui rossoneri e a -7 dai nerazzurri quando mancano 7 giornate alla fine della Serie A.

Chivu probabilmente può solo buttarlo via questo campionato, però Antonio Conte lotta come un leone e senza gli infortuni pesanti, oltre che qualche episodio arbitrale, a quest’ora il duello sarebbe accesissimo.

Il Napoli è venuto a capo di una partita complicata con poche situazioni veramente pericolose e le mosse che hanno cambiato la storia è riuscito a trovarle Antonio Conte. Ha fatto entrare prima Alisson al posto di Giovane e subito dopo Politano per Spinazzola. Sono bastati 5 minuti a Politano per schiodare il risultato sul cross di Olivera prolungato da De Winter sul secondo palo, dove ha calciato al volo sorprendendo Maignan. Per lui settimo gol in 20 presenze in Serie A contro il Milan, che lo vede come il fumo negli occhi.

L’Inter dovrà affrontare nell’ordine Como al Sinigaglia, Cagliari, Torino, Parma, Lazio, Verona e l’ultima a Bologna. Il Napoli andrà a Parma, per poi misurarsi contro Lazio, Cremonese, Como, Bologna, Pisa e ultima in casa con l’Udinese.

La corsa per un posto nella prossima Champions s’infiamma per il quarto posto. Il Como non è andato oltre uno scialbo 0-0 a Udine, avvertendo forse una certa pressione. Ne ha approfittato la Juve che ha battuto 2-0 il Genoa ed è salita a -1 dai lariani, con la Roma che a -4 ha limitato i danni della sconfitta a San Siro contro l’Inter, anche se in casa giallorossa c’è un processo a porte aperte per le scelte del tecnico e per la ripresa fin troppo arrendevole.

La Juve si è rimessa in carreggiata. Luciano Spalletti ha ottenuto la sua vittoria numero 300 in A. Ma ha tirato le orecchie ai suoi per la gestione della gara, risolta nei primi 17 minuti con Bremer e McKennie, fino a dire che dopo 6-7 mesi ancora non è certo di quello con cui ha a che fare, aggiungendo l’apprensione per i problemi al polpaccio accusati da Vlahovic e Perin.