di Massimo Boccucci
Proviamo a riprenderci. Cerchiamo di dare un senso al calcio italiano con il ritorno della Serie A, anche se il campionato quest’anno è perfino peggiore, scadente e discusso del calvario azzurro che ha portato all’esclusione dell’Italia dal Mondiale per la terza volta consecutiva.
In altri tempi l’incrocio scudetto Inter-Roma e Napoli-Milan avrebbe acceso fantasie e passioni, invece messa così immaginiamo soltanto come torneranno in campo gli azzurri, a testa bassa per la figuraccia in Bosnia, e con tutti i risvolti che si porta dietro il blocco interista, a cominciare da Bastoni, Dimarco e Pio Esposito diventati loro malgrado i simboli della disfatta di Zenica.
A voler essere fatalisti, si è portati a pensare che nel nefasto epilogo azzurro c’entri qualcosa perfino la violenza usata sul calendario che spalma la giornata sui tre giorni di Pasqua collocando Inter-Roma stasera e Napoli-Milan domani sera, fregandosene di valori, tradizioni, radici cristiane di Pasqua e Lunedì dell’Angelo, e anche la regolarità del campionato. La contemporaneità di certe partite chiave nella tradizione italiana, e non solo per le pieghe tradizionali, dovrebbe essere un dogma e invece chi maneggia se ne infischia e non pare porti molto bene tra la fine ingloriosa della Nazionale, le brutali eliminazioni dalla Champions e perfino i venti di cartone che soffiano ormai da anni sul campionato.
Gasperini dirà se l’Inter ha metabolizzato l’ultimo periodo di tante ombre e poche luci, anche se la Roma ha problemi di formazione perché c’è Soulé ma Wesley è andato ko. Chivu, che ha perso Bissek, è pronto a rilanciare Lautaro dopo un mese e mezzo e Pio Esposito, gloria patria caricato di responsabilità oltre ogni limite, ripartirà mestamente dalla panchina, guardando a Thuram che potrebbe essere rinvigorito dal ritorno al gol con la Francia. Bastoni medita sugli inviti che gli arrivano da più parti di scapparsene all’estero, cercando un club ambizioso e un bel pacco di soldi in cui affogare le delusioni che lo sovrastano dal 14 febbraio dopo il fattaccio contro la Juve e i fischi che l’accompagnano ovunque, destinati ad amplificarsi dopo il disastro in Bosnia. Stasera avrà il calore di San Siro per tirarsi su il morale e chissà se basterà.
Se qualcuno vorrà essere veramente l’anti-Inter dovrà dimostrarlo ora o mai più, domani al Maradona. Napoli e Milan si faranno condizionare dalla voglia di continuare a inseguire ancora l’Inter, mentre Conte e Allegri avranno gli occhi addosso quanto le voci che li circondano sul possibile futuro azzurro. Ciò che conta, per i due, è aver ritrovato l’organico al completo, o quasi: per Antonio è una benedizione, pensando a quanti punti gli siano costate le assenze di De Bruyne, McTominay e Anguissa, oltre a quelle in sospeso di Neres e Di Lorenzo, lasciando da parte il caso Lukaku, mentre Max potrà considerare assai utile persino Gimenez, che nel parco centravanti un peso comunque ce l’ha.
Pasquetta con Udinese-Como e Juventus-Genoa, con un posto Champions di mezzo. A Fabregas hanno assegnato il premio Bearzot, che ritirerà il 13 aprile al Salone d’Onore del Coni a Roma, in risposta alle baruffe con i colleghi. A Spalletti, invece, potrebbero dare il rinnovo del contratto di cui si parla da tempo e che per ora non si è meritato sul campo, vista la classifica, e che comunque pare una formalità essendoci – così dicono – un accordo su tutto. A pensarci bene, in questa traversata nel deserto non c’è da galvanizzarsi neanche per il duello a distanza tra Como e Juve.