di Massimo Boccucci
Più passano le ore e più ci si chiede come riuscire a riprendersi da una botta del genere. È solo sport, si dirà. Verissimo, ma l’eliminazione dell’Italia del calcio dal Mondiale ferisce l’orgoglio nazionale e alimenta le peggiori reazioni. All’estero l’umiliazione è senza fine. In Spagna il Marca ha titolato «Italia, il dramma più grande del calcio mondiale»; L’Equipe in Francia ha infierito con due parole, «Ciao Italia»; Bild in Germania ha parlato di «Un’altra vergogna Mondiale per l’Italia. La squadra azzurra manca il terzo Mondiale di fila».
In un Paese normale – purtroppo il nostro non lo è – il presidente federale Gabriele Gravina si sarebbe dovuto presentare ai microfoni annunciando le dimissioni, seguito a ruota da Rino Gattuso e tutto lo staff. Questo si fa per la dignità, il senso del dovere e della responsabilità. Gravina invece serra i ranghi e per oggi ha convocato una riunione con Serie A, B, C, Lega Nazionale Dilettanti, Associazione Allenatori e Assocalciatori per sondarne l’orientamento e fare il punto, in vista del Consiglio Federale della prossima settimana.
In pratica si rivolge a tutti quelli che l’hanno rieletto alla presidenza il 3 febbraio dell’anno scorso quando ottenne il 98,7 per cento. Proprio di questo si è sempre fatto forte il capo del calcio in carica dal 22 ottobre 2018 con due esclusioni dai Mondiali, dopo quella con Carlo Tavecchio, e un Europeo vinto con lo stellone.
Da quel carrozzone corresponsabile delle disfatte, si è fatto sentire Renzo Ulivieri, 85 anni e da 20 presidente degli allenatori, che ha difeso Gravina a spada tratta, convinto – bontà sua – che «non abbia colpe per la sconfitta», perché nel giudicare il lavoro di un presidente e di un Consiglio Federale «non ci si può basare – sostiene Ulivieri – su una partita, ma va valutato il movimento nella sua interezza ricordando gli ottimi risultati del settore giovanile e quelli del calcio femminile», fino a chiosare che «il calcio italiano è nel complesso in salute».
Un altro mondo è possibile. L’ha capito benissimo Andrea Abodi, ministro per lo Sport e per i Giovani, che non ci ha girato attorno evidenziando, a ragione, come vada rifondato il calcio e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc. Abodi, che ha annunciato di voler chiedere personalmente a Gravina le dimissioni, ha ricordato il passo indietro di Abete nel 2014 e di Tavecchio nel 2017, prospettando possibili decisioni del Parlamento.
Giovanni Malagò commissario? «Penso che il tempo dei nomi debba ancora venire – ha detto il ministro -, quello che dobbiamo fare è non sbagliare nuovamente o far finta che non sia successo niente». Abodi non ha mai nascosto che nel calcio italiano troppe cose non funzionano, dalla gestione al campo, interpretando al meglio lo stato delle cose e anche l’umore popolare. Il commissariamento è già sul tavolo. Ripartire da lì è cosa buona e giusta.