di Massimo Boccucci
Niente Mondiali, neanche stavolta. Costretti a guardare gli altri per la terza volta consecutiva. Lo sport italiano va bene in quasi tutto, non con il calcio che è riuscito a toccare il suo punto più basso e umiliante. A Zenica, ieri sera, ha fatto festa la Bosnia, che ha vinto ai rigori dopo aver rimontato nel finale il gol del solito Kean, come la squadra del commissario tecnico Sergej Barbarez aveva fatto in semifinale contro il Galles.
I bosniaci hanno risposto sul campo a quell’esultanza tragicomica di Dimarco quando i gallesi avevano sbagliato il rigore, come se questo avversario fosse l’ideale per gli azzurri. L’emblema della disfatta è Bastoni, che molti avrebbero voluto escluso dalle convocazioni dopo Inter-Juve il 14 febbraio, per la sceneggiata impunita che ha fatto il giro del mondo scatenando accuse e polemiche, e ieri sera si è fatto cacciare sul finire del primo tempo lasciando i suoi in dieci per tutta la ripresa e i supplementari.
Lo sono anche Dimarco per la pessima prestazione, con occasionissima sprecata, e Pio Esposito, pure lui sprecone anche sul primo rigore dal dischetto, che ha sicuramente talento ma è stato fin troppo osannato durante questa stagione da riserva nell’Inter e inserito da Gattuso al posto di Kean, a segno per la sesta partita consecutiva in azzurro con 13 reti in tutto. Qualcosa di discutibile ci ha messo anche l’arbitro Turpin, che non può comunque diventare l’alibi dei perdenti.
Dopo la Svezia e la Macedonia del Nord, l’Italia è stata nuovamente eliminata da un avversario più debole, che però sul campo si è rivelato più tosto e soprattutto arrembante a tratti, specialmente quando era in superiorità numerica, trascinato dai chiassosi tifosi in quello stadio angusto e abbastanza brutto ma utile alla causa bosniaca.
Il pareggio di Tabakovic è il pessimo presagio, al di là delle proteste sull’azione che finiscono al vento. Tutto si decide dal dischetto, tra Esposito che calcia alto e Cristante che prende la traversa, mentre i bosniaci non ne sbagliano uno. Naufragano gli azzurri e anche Lele Adani, commentatore insopportabile preso sempre più di mira sui social e tenuto dalla Rai a dispetto di tutti.
Rino Gattuso in lacrime chiede scusa all’Italia, mentre Gabriele Gravina si blinda rimandando ogni valutazione al prossimo Consiglio Federale. Mentre si alza il grido dimissioni che il presidente per ora si fa scivolare addosso non sentendo neanche il bisogno di fare un passo indietro, che in questo Paese dovrebbero essere talvolta un atto di dignità.
Sul possibile commissariamento della Figc potrebbe stagliarsi la figura imponente di Giovanni Malagò per traghettare il movimento. Per ora siamo lontani da quella dignità che seppero mostrare Giancarlo Abete e il Ct Cesare Prandelli il 24 giugno 2014 al Mondiale in Brasile dopo l’eliminazione per la sconfitta contro l’Uruguay per 1-0 nella fase ai gironi. Qui ai Mondiali non ci si va e nessuno se ne vuole andare.