Corriere dello Sport-Stadio 27 marzo 2026

di Massimo Boccucci

La nuova vita di Alberto Cerri in riva al Savio, dove sta mettendo tutto sé stesso per rilanciarsi e dare una mano al Cesena, è al bivio nella prospettiva di compiere trent’anni il prossimo 16 aprile, con la piena maturità per fare tanta altra buona strada. Ci voleva una partita che fosse pienamente sua ed è stata quella vinta sabato in rimonta per 3-1 col Catanzaro al “Manuzzi”, subentrando per spezzare, con un gol e un assist, l’incantesimo delle 8 giornate senza vittorie dei romagnoli a fronte delle stesse senza sconfitte per i calabresi. Oggi conta 2 reti e 2 assist in 10 presenze, per 567’ giocati, così il campionato ha trovato un attesissimo protagonista.

Cerri, ha preso per mano il Cesena vista l’impronta prima della sosta?

«Ho cercato di dare il mio contributo nella maniera migliore, come m’impegno a fare. Spero sempre di riuscirci. Abbiamo preso 3 punti davvero importanti dopo un percorso un po’ complicato dopo gennaio».

Può essere la svolta dopo un periodo difficile?

«Ce lo auguriamo tutti e lavoriamo per fare in modo che sia proprio così. La vittoria è venuta contro una squadra che sta facendo molto bene e questo dà più forza, ma c’è ancora molto da fare e da dimostrare. Non basta un successo, che comunque è stato ottenuto al momento giusto per mandare un segnale e per tutto».

Cos’è cambiato con l’avvento di Ashley Cole in panchina?

«Sono cambiate un po’ di cose e altre cambieranno. C’è un grande campione che ha vissuto palcoscenici importanti, ha le sue richieste e si pone con una grande umiltà nostri confronti, questo facilita il lavoro di tutti».

La scelta di Cesena come nasce?

«Fusco mi ha cercato già l’estate scorsa e lo ringrazio anche se non è più il direttore sportivo. In quel momento non c’erano le condizioni, poi a gennaio mi ha cercato di nuovo. Ho visto che lui e il Cesena ci tenevano, penso sia giusto andare dove sei voluto. L’ho percepito e di questo sono contentissimo, sento di aver fatto la scelta giusta e il resto lo dirà il campo».

Nel suo percorso cosa rappresenta questa tappa?

«Vorrei che rappresentasse un nuovo inizio, tra poco farò trent’anni e ho da dare, nelle condizioni migliori e nella piazza giusta».

L’ambientamento e il rapporto con la piazza?

«Mi sento a casa ovunque, qui sto bene. Lo spirito romagnolo ha un vantaggio. Sono di Parma, la nostra è una regione alla mano. E la Romagna è ancora più empatica».

Il suo è solo un arrivederci alla Serie A?

«Non mi sono fatto dei programmi, il sogno di ogni calciatore è restare più a lungo possibile nei migliori campionati. A volte si fa un passo indietro per poi farne due avanti, io ne ho fatto uno indietro per la categoria ma per rimettermi in gioco».

Il momento più bello nella sua carriera?

«Il primo gol in A, con la maglia del Pescara il 19 febbraio 2017 all’Adriatico nel 5-0 contro il Genoa».

Il rimpianto più grosso?

«Non aver festeggiato sul campo la promozione in A con il Como, per il trasferimento a gennaio a Salerno».

Alla ripresa arriverà il Sudtirol: cercate il salto di qualità?

«Sappiamo che conta parecchio, ci serve la continuità dei risultati e faremo di tutto per prenderci il massimo. Non si deve fare una partita bene e una no, bisogna far capire che noi ci siamo».

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