di Massimo Boccucci
Non c’è scelta: l’Italia deve battere l’Irlanda del Nord, stasera alla New Balance Arena di Bergamo, ore 20.45 con diretta su Rai Uno, per poi giocarsi tutto nella finale playoff martedì prossimo in casa della vincente di Galles-Bosnia Erzegovina. Gli azzurri del calcio si giocano tutto. Partita secca, 90 minuti con supplementari e rigori in caso di parità, ed è questo il primo passaggio obbligato per tornare a un Mondiale dopo 12 anni di assenza, scongiurando la condanna a una terza esclusione consecutiva. Un’eventualità che nessuno vuole nemmeno pronunciare, ma che la storia recente della Nazionale fa maledettamente temere anche se, per esempio, gli irlandesi non si qualificano da quarant’anni.
La Nazionale italiana non partecipa a un Mondiale dal Brasile 2014, quando l’avventura di Cesare Prandelli si chiuse nella prima fase a gironi. Da allora, il calcio italiano ha collezionato due fallimenti che hanno lasciato ferite. Nel 2017, l’Italia di Gian Piero Ventura fu eliminata dalla Svezia ai playoff: sconfitta 1-0 a Stoccolma all’andata, pareggio 0-0 al ritorno a San Siro. Una notte di lacrime e dimissioni che chiuse un’era. Nel 2022, il colpo fu ancora più doloroso: la Nazionale di Roberto Mancini, campione d’Europa appena 9 mesi prima, venne eliminata in gara unica dalla Macedonia del Nord con un gol al 92′. Un trauma sportivo che costò la panchina a Mancini e aprì mesi di caos.
Ora, per la terza volta consecutiva, l’Italia è costretta a passare dai playoff. Un dato che da solo racconta quanto il calcio italiano sia in difficoltà, senza che i vertici ne abbiamo tratto le conseguenze. Tocca a Rino Gattuso scrivere una storia nuova e diversa, lasciando per stasera i misteri sulle reali condizioni di Bastoni che dovrebbe giocare, Pio Esposito osannatissimo ma a quanto pare destinato alla panchina, Scamacca convocato senza sapere come stia realmente e il caso Chiesa che se n’è andato senza spiegazioni.
Gattuso ha in testa solo Usa, Canada e Messico a giugno. Pensa a Toronto, dove gli azzurri al debutto affronterebbero il 12 giugno i padroni di casa e dove l’ultimo censimento del 2021 segnalava 468.970 tra italiani residenti in Canada e canadesi di origine italiana. Per stare nel girone di un Mondiale con un montepremi record di 655 milioni di dollari, il 50 per cento in più rispetto all’edizione 2022 in Qatar, per 48 nazionali.
In via Allegri hanno fatto i conti: il sogno americano vale un assegno Fifa di 10 milioni e mezzo di dollari solo per l’ingresso al girone, oltre al surplus dai partner commerciali e dagli sponsor. In totale, solo per la Figc, 20 milioni d’incasso senza calcolare i turni successivi. Gli eventuali sedicesimi di finale, per esempio, traguardo non ritenuto impossibile nel girone con Canada, Qatar e Svizzera, porterebbero altri 2 milioni di premio.
Il Mondiale salverebbe anche il bilancio federale, visto che il preventivo del 2026, approvato dal Consiglio Federale a fine gennaio, prevede una perdita di 6,6 milioni nel caso in cui l’Italia venisse eliminata ai playoff.
In ballo c’è soprattutto la prospettiva del calcio italiano con la diffusa convinzione che pur di azzerare la Figc c’è chi silenziosamente auspica l’esclusione. Sarebbe davvero triste dover immolare l’azzurro sull’altare per una svolta che in un Paese e in un calcio normale ci sarebbe stata da un pezzo a prescindere.