di Massimo Boccucci
Si fa una gran fatica a crederci e soprattutto a capire. La Caf, federazione calcistica africana, ha accolto il ricorso del Marocco, a due mesi dalla disputa della finale della Coppa d’Africa persa sul campo 1-0 dai Leoni dell’Atlante, squalificando il Senegal per decretare il successo a tavolino dei padroni di casa per 3-0 e assegnando di conseguenza il trofeo ai marocchini.
Una decisione che ha spiazzato tutti perché la commissione disciplinare aveva respinto il ricorso del Marocco. A ribaltare, però, la decisione è stato il Board d’Appello della Caf che ha accolto le rimostranze dei maghrebini. Chiamatela pure una follia questa sentenza arrivata a scoppio ritardato e che violenta un epilogo maturato sul campo.
È un altro segno del calcio mondiale invischiato tra debiti, scandali, regole cervellotiche e tecnologia invadente, sotto la pessima impronta di Gianni Infantino, discusso presidente della Fifa più volte bersaglio di accuse e critiche che fanno ripensare mille volte alle parole al vetriolo rivolte da Michel Platini nei confronti suoi e di Aleksander Ceferin capo dell’Uefa.
La Coppa d’Africa finisce coperta di ridicolo. Si torna a quella partita e al rigore, molto dubbio, assegnato al Marocco e che Brahim Diaz aveva poi fallito nei minuti di recupero, con il Senegal ad abbandonare il campo per rientrare infuriato negli spogliatoi. Dopo essere stati convinti a tornare in campo per la conclusione della finale, i Leoni della Teranga avevano poi conquistato la coppa, grazie alla rete di Pape Gueye al 94′. Ed è proprio in seguito a quel rientro negli spogliatoi che la Caf ha accolto il ricorso facendo passare tutto questo tempo. Ci mancava solo una coppa di cartone.