di Massimo Boccucci
Sono state un successo organizzativo e tecnico anche le Paralimpiadi. Milano-Cortina 2026 ha abbassato il sipario con il meglio che potesse riservare tra l’immagine internazionale rafforzata, soprattutto per la formula dei Giochi diffusi su due e più città, e i risultati che hanno premiato il movimento. Dal record di 30 medaglie olimpiche a quello dei 16 podi paralimpici con 7 ori, 7 argenti e 2 bronzi per un altro capolavoro. L’Italia ha evidenziato una crescita esponenziale degli sport invernali, come sta avvenendo in altre discipline, escluso il calcio sempre prigioniero di sé stesso. Dodici delle 16 medaglie sono arrivate dallo sci alpino, una dal fondo e tre dallo snowboard.
Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, ha esultato per i riflessi benefici di Olimpiadi e Paralimpiadi collegando giustamente gli aspetti gestionali con quelli sul campo, perché l’uno senza l’altro fa venir meno il senso compiuto di un’operazione. Il doppio evento olimpico è stato reso completo ed esaltante da quanto sono riusciti a ottenere gli atleti.
Sulle polemiche e gli scenari mondiali sotto i venti delle guerre, invece, il Comitato Paralimpico Internazionale è stato chiaro riaffermando il principio sacrosanto che «lo sport dovrebbe essere un movimento per tutti – ha detto il presidente Andrew Parsons -, inclusivo e accessibile. Nessuno dovrebbe pagare per le azioni degli altri». La cerimonia di chiusura a Cortina ha evidenziato quanto nel caso delle Paralimpiadi la legacy sarà ancor più importante, tra lavori di accessibilità e inclusione, sotto qualsiasi forma. Vedremo gli sviluppi verso French Alps nel 2030.