www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 8 marzo 2026

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di Massimo Boccucci

Gigi Fresco alla Virtus Verona, che lotta a denti stretti per salvarsi nel girone A della Serie C, è stato allenatore, oltre che presidente e factotum. Per 44 anni in panchina, fino a ieri pomeriggio quando a Trento al suo posto c’era il vice Tommaso Chiecchi, che è partito perdendo 1-0 pur giocando con l’uomo in più dal 44’ del primo tempo. Hanno chiamato Fresco il Ferguson d’Italia. Ma è stato molto di più. Vive davanti al centro sportivo: se si affaccia dalla finestra vede il campo d’allenamento. Fresco ha deciso di fare un passo indietro con la squadra senza vittorie da 13 giornate con 9 sconfitte. «Qualunque allenatore sarebbe stato esonerato», questo ha detto pubblicamente nel volere il cambio per dare una scossa, soprattutto verso i giocatori per cercare di salvare il salvabile.

Personaggio a suo modo, finito in copertina per questo miracolo in una città come Verona che al calcio ha già dato Hellas e Chievo, più la sua Virtus che è anche Vecomp dal nome della sua azienda, con due promozioni in C, la prima nel 2013 e la seconda 5 anni dopo. Fresco negli ultimi tempi ha avuto anche diversi problemi con la Corte dei Conti per l’accoglienza dei migranti e riciclaggio. Ma lui esclude che questa vicenda c’entri qualcosa con il calcio, perché si dice sicuro di essere nel giusto e non si preoccupa, facendo sapere che le accuse sono per un bando al quale è convinto di avere diritto di partecipare.

Definisce Chiecchi, il suo successore promosso in famiglia, come «un ragazzo bravo, competente e molto appassionato». Già nelle ultime gare gli ha dato spazio e adesso tocca proprio a lui che rispetto ai 64 anni del patron ne ha una ventina di meno. Ci tiene a dire che la società la gestisce con un amministratore delegato e altre figure di riferimento. Ci tiene a ricordare che il miglior giocatore della sua storia è Roby Baggio, che non ha mai allenato ma ci ha fatto insieme il corso allenatori. Ora che si è messo di lato, rispolvera una frase di Jurgen Klopp: «Non siamo eterni, ogni tanto staccare serve. Ecco, per me vale lo stesso».