È anche la sua partita. Damiano Tommasi l’ha giocata tante volte Roma-Juve, tra campionato, Coppa Italia e Supercoppa nel suo decennio in giallorosso dal 1996 al 2006, con in mezzo uno scudetto indimenticabile, il terzo della storia capitolina, vinto il 17 giugno 2001. “Anima candida” (chiamavano così Tommasi per la sua correttezza dentro e fuori dal campo) ha vissuto pagine di storia negli incroci coi bianconeri, tanto da intitolare “Roma-Juventus 1-1” un libro-intervista del 2008 in cui ripercorre la sua carriera, con un focus particolare proprio sulle sfide scudetto nell’asse tra la capitale e Torino.
Una volta disse: «Alla Roma ho dato tanto e dalla Roma ho ricevuto tutto quello che ci può stare se allargo le braccia e rivolgo le mani verso il cielo». Poesia pura. Espressioni a effetto che usa anche oggi nella nuova missione in politica, da sindaco di Verona, in carica dall’elezione il 26 giugno 2022, e che ha lanciato con la proverbiale semplicità ieri mattina a Norcia dove, nell’ambito del Premio nazionale “Ilario Castagner”, ha ritirato il premio “Flavio Falzetti”, alla memoria di un ex centrocampista nursino scomparso l’11 marzo 2013 all’età di 41 anni a causa di una leucemia, dopo una lunga battaglia una quindicina d’anni contro un linfoma, e che aveva coinvolto Tommasi nelle iniziative per la raccolta fondi destinati alla ricerca e assistenza oncologica.
Tommasi, segue sempre la sua Roma?
«Certamente, seguo e mi fa piacere che stia facendo molto bene. La squadra diverte, fa i risultati e ha una bella classifica. Può togliersi parecchie soddisfazioni».
Come vede questa sfida contro la Juve?
«In palio c’è tanto. Nel momento le due squadre vivono la stagione in modo diverso. La Roma è davanti e può pensare al piazzamento per la Champions, contro la Juve che sperava di ottenere di più, come nell’ultima doppia partita con il Galatasaray, e che ha tutta l’intenzione di risalire. Sarà una partita come al solito piena di tutto, non banale, con due allenatori che sanno il fatto loro e cercheranno di superarsi».
C’è una favorita?
«In Roma-Juve non c’è mai un pronostico. Si gioca sempre sul filo, può succedere di tutto, ci sono gli episodi e più momenti nella stessa partita. Hanno entrambe qualità e voglia di fare il massimo perché l’accesso in Champions League passa per l’Olimpico».
Si aspettava Gasperini subito protagonista a Roma?
«Si è calato rapidamente nella realtà romana, riuscendo a tirare fuori il meglio in un ambiente particolare. La città può darti tanto se sai prenderla e l’allenatore c’è riuscito. Non era facile, riconoscendo a Gasperini tutte le qualità che si conoscono. Ha ricostruito, ha dato un’identità a un gruppo che lo sta seguendo».
Il ritorno all’Olimpico di Spalletti?
«L’ho avuto nella mia ultima stagione in giallorosso, abbiamo avuto un rapporto speciale che è rimasto nel tempo. Costruisce calciatori, sa far crescere e motivare le sue squadre. Gli viene riconosciuto un valore nel percorso che ha intrapreso e l’ha portato ai migliori livelli. Non ne ho mai dubitato».
Il centrocampo giallorosso e i suoi giovani, come Niccolò Pisilli, cosa le ispirano?
«Mi piace il gioco che in mezzo viene prodotto da questa squadra molto organizzata e che fa vedere la mano di Gasperini. Pisilli è veramente interessante, ha personalità e sa proporsi senza avvertire alcun peso. Un bel talento che sta percorrendo la sua strada, continuerà a crescere».
Il calcio di oggi la convince?
«Non del tutto, ci sarebbe da dire molto su certe situazioni e anche sulla questione arbitrale».
Cosa c’è del calciatore di ieri in Tommasi sindaco oggi?
«L’idea del gioco di squadra. Penso al gruppo che gioca e alla giunta comunale che amministra. Anche quando non si andava d’accordo con un tuo compagno di squadra, che magari per tanti motivi non ti andava a genio e non frequentavi mai fuori dal campo, poi ti trovavi a metterlo nelle condizioni di renderlo al meglio per l’interesse generale. Avviene così anche in politica e anche in questo caso agisci per il bene comune e collettivo».
Massimo Boccucci