Il Messaggero Umbria 18 febbraio 2026

LA VICENDA

GUBBIO Ufficializzato il ricorso in appello da parte dell’Avvocatura dello Stato contro la sentenza, tra le poche per ora in Italia, che ha riconosciuto un cospicuo risarcimento economico a due fratelli eugubini nell’ambito del Fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime dei crimini di guerra e contro l’umanità commessi dal Terzo Reich durante la Seconda guerra mondiale, nel periodo compreso tra il 1° settembre 1939 e l’8 maggio 1945. Il tribunale civile di Perugia, con il giudice Gaia Muscato, ha accolto in primo grado l’azione promossa dai due ricorrenti per il risarcimento dei danni non patrimoniali da loro subiti, nonché di quelli patiti dal padre, in conseguenza della morte del nonno, giustiziato per rappresaglia nella strage dei Quaranta Martiri, avvenuta a Gubbio all’alba del 22 giugno 1944. L’iniziativa giudiziale è stata intrapresa sulla base della normativa introdotta dal decreto legge numero 36 del 30 aprile 2022, convertito con modificazioni nella legge numero 79 del 29 giugno 2022, che ha istituito uno specifico fondo.

L’opposizione a questa sentenza si fonda su diverse questioni aperte dall’Avvocatura dello Stato e non si esclude che l’appello sia finalizzato a ottenere la riduzione dell’indennizzo economico, anche se il fondo nazionale statale è stato istituito proprio per legittimare il risarcimento alle vittime delle stragi nazifasciste. La famiglia interessata risulta l’unica, tra quelle delle quaranta vittime della strage a Gubbio, ad aver promosso l’azione. Il procedimento è stato seguito dall’avvocato Piero Pieri che ha proceduto, in una prima fase, a un’approfondita ricostruzione storica di un evento tragico che ha segnato in modo drammaticamente indelebile non solo la comunità eugubina ma l’intero territorio regionale, trattandosi della più grave strage avvenuta in Umbria in quel periodo. «Successivamente – ha spiegato l’avvocato Pieri – si è reso indispensabile procedere a un articolato inquadramento giuridico». Si è così arrivati a individuare la corretta sede (la contestualizzazione ambientale: il fatto si è svolto a Gubbio e il tribunale a cui rivolgersi quello territoriale di competenza, sebbene l’Avvocatura dello Stato chiedesse Roma) e ai legittimati passivi cui rivolgere la domanda risarcitoria, chiarendo i conseguenti profili di diritto alla luce della particolare posizione soggettiva delle parti coinvolte. «Solo all’esito di questo complesso percorso – ha osservato Pieri – è stato possibile giungere al riconoscimento del diritto al risarcimento, sancito dal tribunale di Perugia con una pronuncia chiara».

Massimo Boccucci