di Massimo Boccucci
Nessuno come Carlitos, che a 22 anni e 272 giorni è diventato il più giovane tennista della storia ad aver completato il Grande Slam di carriera, il nono giocatore di sempre a riuscirci.
Il numero uno del mondo ha tenuto a freno il vecchio indomito leone Novak Djokovic, che ha provato a conquistare il 25° Slam del palmares personale per superare Margaret Court, che dalla tribuna d’onore ha tirato un sospiro di sollievo, immaginando che probabilmente a Nole un’occasione del genere non capiterà più, andando verso i 39 anni che compirà il prossimo 22 maggio.
Carlos Alcaraz ce l’ha fatta a diventare campione dell’Australian Open, dopo aver superato chi aveva eliminato Jannik Sinner. C’è riuscito in quattro set: 2-6 6-2 6-3 7-5. Questo trionfo porta lo spagnolo a quota 7 Slam in carriera, contro i 4 di Jannik che ora è staccato di 3.650 punti dal rivale nel ranking.
Ha applaudito Rafa Nadal, che alla vigilia aveva ammesso la sua predilezione per il giovane connazionale, pur provando una grande stima per il rivale di tante battaglie, Nole, ancora a giocarsi uno Slam a quell’età.
Nole è partito molto bene nel primo set, galvanizzato anche dal pubblico, mentre Carlos cinque minuti prima di entrare in campo faceva i balletti davanti allo specchio, lasciandosi andare ai sorrisi, non per questo meno pronto e concentrato, tanto da venire fuori nel secondo set per cambiare marcia.
Quando lo spagnolo si esalta, si esaltano tutti dagli spalti. Fa correre molto di più Nole, che perde in precisione e inizia a sbagliare. C’è un vento freddo sulla Rod Laver Arena, dove si gioca col tetto aperto quasi completamente. Djokovic va negli spogliatoi, si prende il suo tempo per ricaricarsi, ma Alcaraz diventa imprendibile.
Ha lottato fino all’ultimo per rimanere nel match. Ma prendono il sopravvento la stanchezza e la forza del giovane rivale, fino a concedergli un doppio match point. Il dritto fuori decreta il trionfo di Carlos che si butta a terra. Voleva questo Slam e al Grande Slam di questa stagione appena cominciata può pensare soltanto lui.