www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 1 febbraio 2026

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di Massimo Boccucci

Anatomia di una sconfitta, che per dirla come Jannik Sinner «fa male». Viene da aggiungere, fa molto male, fa malissimo. Bisogna prenderla un po’ con filosofia e il campione altoatesino, dopo il ko in semifinale all’Australian Open contro Novak Djokovic che gli ha fatto saltare il tris di trionfi a Melbourne e mandato in frantumi il sogno del Grande Slam, ha cercato la frase più semplice ed efficace: «Il tennis si gioca in due e dall’altra parte della rete oggi c’era un grande giocatore».

Il percorso del numero 2 del mondo, già in vetta alla classifica per 66 settimane, passa anche attraverso esperienze amare come questa. A freddo l’azzurro potrà fare tutte le sue valutazioni approfondite con i coach Vagnozzi e Cahill. Il serbo si è sicuramente presentato all’appuntamento molto più fresco: negli ottavi non è sceso in campo, vista la rinuncia di Mensik; nei quarti era sotto di due set, in balia di Musetti che, a causa di un problema muscolare, si è dovuto ritirare nel terzo. Nole, prima della semifinale, aveva accumulato 9 ore e 7 minuti di gioco, contro 10 ore e mezza di Sinner. Nella seconda settimana del torneo Djokovic ha giocato 2 ore e 8 minuti, Sinner più del doppio con 4 ore e 32 minuti.

Il serbo si è rivelato cinico ed essenziale, in grado di fare la differenza quando la palla scottava di più, come gli è capitato tante volte in carriera. Jannik ha sfruttato appieno solo 2 delle 18 palle break, Nole 3 su 8. Il ventennio vissuto da fuoriclasse del circuito l’ha mostrato lucidissimo e concreto nelle situazioni più decisive. Jannik è andato in difficoltà sulla diagonale di dritto, che Nole ha sfoderato ai massimi livelli, e ha subito troppo il ritmo del rivale, tentando qualche sporadica palla corta senza variare le giocate fra le traiettorie sempre uguali e il lungolinea poco utilizzato.

Nella partita che ha segnato il suo record di ace in carriera (26, un terzo del totale dei vincenti, 72), Sinner ha commesso troppi errori gratuiti: ben 42, di questi 18 di dritto e 23 di rovescio, tra i colpi da fondo, oltre a un drop-shot. Djokovic ha collezionato 42 errori non forzati, ma quelli dell’azzurro hanno pesato tanto di più, poiché concentrati nelle fasi cruciali.

Infine, Nole è apparso molto più lucido nel quinto set, facendo evidentemente leva sulla maggiore confidenza ad affrontare queste situazioni, avendo un ruolino di 41 vittorie e 11 sconfitte rispetto alle 11 in 17 partite.

Jannik cerca di tirarsi su quando analizza che «entrambi abbiamo giocato una bella partita, io ho avuto molte occasioni ma non sono riuscito a sfruttarle. Djokovic ha tirato fuori dei colpi fantastici, io a volte decidevo di fare cose diverse e non hanno funzionato. La partita ha viaggiato sulle montagne russe ed è andata come è andata».

Una certezza c’è, risiede nell’ammissione più intelligente che Sinner ha fatto: «Spero di prenderla come una lezione, magari per vedere cosa posso migliorare». Verissimo.