www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 26 gennaio 2026

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di Massimo Boccucci

Ha pianto di gioia Giovanni Franzoni per l’impresa e anche pensando all’amico Matteo Franzoso che non c’è più, morto in Cile a settembre dopo una caduta in allenamento. La storica vittoria di Franzoni nella discesa libera sulla mitica Streif ha suscitato emozioni e sentimenti in chi l’ha applaudito e nello stesso giovane, che gli aveva dedicato il suo primo podio e ci ha pensato ancora dopo la sua vittoria più bella. L’ha definita «una giornata un po’ speciale», visto che in partenza aveva in mente Matteo perché l’anno scorso condividevano la stessa camera ed era la prima volta di Giovanni su quel tracciato.

Franz era sempre stato la spalla principale, quando Franzoni è entrato in squadra era il più giovane e non conoscendo quasi nessuno è stato il compagno al quale si è appoggiato per anni, perché «mi dava – ha confessato – una serenità emotiva incredibile».

Ha fatto sapere che con i 100mila euro di premio comprerà casa e che adesso pensa a riposarsi e a godersi l’Olimpiade. Dopo la vittoria a Wengen (la prima in carriera), e quest’ultima, il ventiquattrenne originario di Manerba del Garda ha mandato segnali di crescita in un percorso che pure ha avuto i momenti difficili, ricordando quando proprio a Wengen nel 2023 aveva riportato un grave infortunio ai tendini di una gamba, con conseguente operazione chirurgica. Ha perso un anno, ripartendo con la stessa volontà e determinazione nel confidare che quel problema fisico l’ha fatto crescere molto come persona e come atleta. «Prima volevo subito il risultato – ha raccontato – e se non arrivava, mi arrabbiavo. Dopo un infortunio del genere impari la pazienza, a capire cosa funziona e cosa no. Ora penso a fare quello che devo fare, a godermi la gara e il fatto di poter fare le gare di Coppa del Mondo. Questo mi fa stare più rilassato di testa e alla fine ne guadagna la performance».

Nelle ultime settimane ha vissuto le scariche di adrenalina e di emozioni. Che non ha voluto nascondere, dicendo che gli capita di piangere per le cose a cui tiene molto.