IL CASO
GUBBIO L’accorpamento può attendere, per ora le diocesi di Gubbio e Città di Castello rimarranno autonome per quanto sotto la stessa guida del vescovo Luciano Paolucci Bedini. È stato lo stesso presule a rivelare che le due realtà, al momento, non sono pronte per la fusione e che dunque si va avanti così fino a quando lo scenario non cambierà su disposizione di Papa Leone XIV.
Le problematiche sono tante, a cominciare da una diversificazione profonda tra le due comunità, senza alcun punto di contatto guardando alle celebrazioni autonome e a tutte le scelte in proprio, in mezzo al calo costante delle vocazioni e poco ricambio che investe l’una e l’altra. La diocesi di Città di Castello ha 60 parrocchie e 53 sacerdoti, mentre quella di Gubbio 39 parrocchie e 27 presbiteri: di fronte ai numeri si va verso le comunità pastorali guidate da uno o due sacerdoti, con l’aiuto di uno o più diaconi responsabili di ambiti particolari e di alcuni fedeli a servizio di ogni ambito pastorale. Anche il peso della tradizione complica l’integrazione, perché Gubbio ha sempre tenuto alla propria autonomia, facendo leva sulla secolare presenza come diocesi tra le più antiche d’Italia, al di là dei confini territoriali (comprende i Comuni di Costacciaro, Gubbio, Scheggia e Pascelupo, parte del comune di Umbertide e la marchigiana Cantiano in provincia di Pesaro-Urbino) e del numero di residenti (circa 53mila abitanti), con Città di Castello che conta sette Comuni dell’Alto Tevere (ci sono anche Citerna, Monte Santa Maria Tiberina, Montone, Pietralunga, San Giustino e parte di Umbertide) per circa 64mila abitanti.
Paolucci Bedini dal 7 maggio 2022 è stato incaricato di presiedere anche la diocesi tifernate, dopo il pensionamento di Domenico Cancian, che aveva ha compiuto 75 anni il 6 aprile. L’unione “in persona episcopi” delle due diocesi era stato considerato il passaggio preparatorio all’accorpamento per stessa ammissione del vescovo, che da quasi tre anni si divide a metà lasciando su Gubbio molto spazio operativo al vicario generale, don Mirko Orsini. In Alto Tevere il vicario generale diocesano è don Andrea Czortek, nominato nel febbraio 2023. A metà ottobre dello scorso anno era stato lo stesso Paoluci Bedini a prospettare l’imminente fusione e c’erano già dei segnali che sarebbe rimasto lui a guidare la diocesi unica. Il vescovo marchigiano aveva rivelato come l’accorpamento sia nelle cose, dovendosi decidere soltanto come e quando. Questa prospettiva gli era stata indicata a suo tempo da Papa Francesco, evidenziando come il riassetto delle diocesi sul territorio nazionale sia legato soprattutto a una questione di numeri, tra abitanti e sacerdoti in calo. Ora la questione è in capo a Papa Leone XIV.
L’orizzonte della fusione rimane, restano da vedere tempi e modalità. Si porrà la questione della sede vescovile, ricordando quanto accadde nel 1972 con monsignor Cesare Pagani, vescovo unico dei due territori e perlopiù presente soprattutto a Città di Castello. Paolucci Bedini, 57 anni, è stato ufficializzato a Gubbio il 29 settembre 2017 successore di Mario Ceccobelli, dimissionario per il limite dei 75 compiuti il 14 agosto 2016.
Massimo Boccucci