di Massimo Boccucci
Diecimila tedofori, un milione di polemiche. Non c’è stato un Paese al mondo, nella storia delle Olimpiadi invernali ed estive, che abbia mai avuto problemi o lasciato scandali sulle modalità e criteri per affidare la fiamma olimpica da far girare per migliaia di chilometri. In Italia si è arrivati pure a questo. C’è chi esterna, denuncia, polemizza, invoca inchieste. Non il massimo per prepararci a Milano Cortina.
A ogni latitudine guardano al fenomeno italico capace di seminare il panico per le ombre che getta. La querelle è sulle troppe eccellenze sportive rimaste fuori, specie quelle delle discipline invernali, da Piero Gros (oro nello sci a Innsbruck 1976) a Silvio Fauner (cinque medaglie nel fondo in quattro Olimpiadi), che ha dato voce a 10 atleti di uno sport che ha portato all’Italia 36 metalli olimpici. Hanno denunciato l’oblio Salvatore Antibo (atletica), Ilaria Bianchi (nuoto), Matteo Tagliariol (scherma).
Quali criteri? Chi e come ha selezionato i tedofori? Su Fauner si è detto che fa l’assessore e che i politici erano esclusi. Giustissimo. Poi, però, è spuntato fuori che a Siracusa l’ha fatto un consigliere comunale e dunque anche qui due pesi due misure. C’è pure il caso di un ex ciclista coinvolto che era stato squalificato per doping.
In compenso qualcuno se l’è presa con Gabriele Sbattella da Porto San Giorgio, nelle Marche, meglio conosciuto come l’Uomo Gatto, campione del popolare programma d’un tempo Sarabanda, giornalista sportivo e volontario in eventi sportivi conoscendo le lingue, perché si è iscritto alla piattaforma, con la moglie, e come tantissimi altri è stato selezionato. Ignobilmente attaccato, senza dire che i tedofori l’hanno fatto anche cantanti, influencer e personaggi della televisione.
L’elenco degli sportivi meritevoli e campioni rimasti esclusi dal viaggio della fiaccola ha messo in luce tutta l’inadeguatezza del sistema che non sa darsi regole certe e trasparenti su come si organizzano le cose, peraltro in un evento costosissimo e altamente mediatico, dove dalla bella figura alla figuraccia il passo può essere brevissimo.
Arrivare a rovinare una cosa bellissima come il giro d’Italia della fiamma olimpica sembrava un’impresa impossibile, invece le polemiche hanno preso il sopravvento, costringendo perfino il governo a intervenire. Poi, d’incanto, mentre si ci pongono tante domande e si invocano le inchieste, ecco arrivare una candida ammissione di uno dei famosi mille tedofori: «Mio padre conosce gli sponsor». Così è, se vi pare.