di Massimo Boccucci
Se la Coppa d’Africa è la prova generale per il Marocco in vista dei Mondiali di calcio che nel 2030 ospiterà insieme a Portogallo e Spagna, i segnali che si stanno raccogliendo sono allarmanti. In campo lo spettacolo convince, ma questa è materia tecnica in capo alle nazionali, mentre sugli spalti c’è la desolazione ed è già in discussione la macchina organizzativa della trentacinquesima edizione di cui è in corso la prima fase.
Mancano cinque anni all’appuntamento iridato e almeno per il momento si guarda più che altro al Mondiale in programma tra sei mesi tra Usa, Canada e Messico. Ma la competizione africana si considera un test di efficienza e allora c’è una lezione da imparare rapidamente, poiché serve a poco avere stadi capienti e moderni, se poi si presentano vuoti in quasi tutte le gare.
Si salvano, per ora, le partite della nazionale di casa, com’è naturale che sia, e quelle della selezione egiziana geograficamente vicina. Per il resto, però, c’è poco o niente tra le impietose immagini di impianti con i seggiolini vuoti. Non è pensabile immaginare un Mondiale con questo scenario.
Per tamponare la figuraccia, la produzione televisiva marocchina è costretta ai salti mortali, evitando per quanto possibile le inquadrature panoramiche e i primi piani, che riservano scorci di vuoto, e insistendo sulla prima porzione di spalti appena sopra la fascia laterale e i cartelloni pubblicitari.
I media del posto addebitano il flop innanzitutto al bagarinaggio. Qualcuno ha fatto incetta di biglietti e i primi ad accorgersene sono stati i tifosi algerini. Per la partita contro il Sudan, il 24 dicembre scorso a Rabat, era stato annunciato il tutto esaurito e numerosi sostenitori dell’Algeria erano rimasti fuori dallo stadio che all’interno si mostrava vuoto in molti settori. Le autorità hanno aperto la caccia ai bagarini con arresti in diverse province del Paese e stock di tagliandi sequestrati.
Il danno d’immagine resta e finisce sul sovrano, Mohammed VI. Il re del Marocco ha infatti voluto fortemente l’organizzazione dei Mondiali, inseguita per anni e il presidente della Fifa, Gianni Infantino, ne ha fatto uno dei principali referenti africani. Alla vigilia della Coppa d’Africa, Infantino ha elogiato Mohammed VI per la leadership nel calcio africano. Ha preso l’ennesimo abbaglio, ma non sorprende perché per Infantino il calcio è solo business e politica.