di Massimo Boccucci
Il Napoli sta nelle mani di Antonio Conte non com’è stato in quelle di Luciano Spalletti, che oggi allena la Juve al livello più basso che non si ricordava da decenni e lontana anni luce da quella che è stata anche di Conte. Non c’è stata partita. La lezione di Conte è apparsa limpidissima, nonostante le assenze pesanti con un centrocampo inedito per quanto era ridotto ai minimi termini. La vittoria per 2-1 ha rappresentato una resa dei sogni per la Juve che Spalletti ha preparato, schierato e gestito malissimo anche nei cambi.
L’hanno chiamato intreccio di destini, di ritorni e di emozioni soprattutto perché i due si fronteggiavano per la prima volta in una gara ufficiale. Hanno scritto entrambi un pezzo di storia del calcio italiano, tutto preso dal guardare l’Inter mentre l’uno e l’altro hanno fatto felice Napoli come nessuno avrebbe potuto già solo immaginare.
Due uomini che hanno vinto a Napoli, due doppi ex, due opposti complementari: il sergente di ferro contro l’enigmatico (specie quando parla) di Certaldo. Due simboli azzurri, anche in Nazionale, pur tra destini diametralmente opposti in mezzo agli incastri quasi romantici. Oltre 1.500 panchine complessive, e mai un vero confronto ufficiale. Soltanto un ricordo lontano, un’amichevole estiva del 2017 a Singapore, in un inutile torneo di luglio. Poi le strade che si sono sfiorate senza toccarsi: l’Inter lasciata da Spalletti e subito presa da Conte nel 2019, e il curioso destino azzurro che li ha visti entrambi, in epoche diverse, riportare lo scudetto al Napoli senza Maradona, per l’impresa che li ha consegnati all’apoteosi partenopea.
C’è stato un dettaglio che ha reso tutto ancora più simbolico: il 7 dicembre di due anni fa Spalletti riceveva l’onorificenza di cittadino onorario di Napoli e il 7 dicembre di quest’anno è rientrato al Maradona da avversario, accolto dai fischi oltre che dai sassi al pullman. Il calcio ha una memoria tutta sua, e sa scegliere con cura i giorni più pesanti, al di là della riconoscenza che non è di questo mondo e che non si addice a certi teppisti e frustrati chiamati tifosi.
Il Napoli aveva il dovere di vincere per restare in vetta. La Juventus, invece, ci arrivava con l’occasione di rilanciarsi definitivamente, di riprendere il treno scudetto e soprattutto di sfatare un tabù: dal 3 marzo 2019 i bianconeri non riescono a vincere al San Paolo, né a segnare più di un gol. Hojlund è stato il gigante che ha fatto capire al meglio come tra Conte e Spalletti non ci sia storia. Per il passato e per il presente.