www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 8 dicembre 2025

di Massimo Boccucci

La Formula 1 celebra il nuovo campione del mondo Lando Norris, 26 anni, britannico, che si è preso lo scettro dopo i quattro trionfi iridati consecutivi di Max Verstappen, che ad Abu Dhabi, sotto gli occhi di Jannik Sinner ospite speciale, ha vinto l’ultima gara ma non gli è bastato per completare la rimonta visto che a Norris è stato sufficiente chiudere in terza posizione, portando con appena due punti di vantaggio la sua McLaren al primo successo nel campionato piloti dopo 17 anni.

È lui il 35° pilota su tetto del mondo della massima serie del motorsport. Epilogo mozzafiato di una stagione ad altissima tensione che ha visto Norris a lungo alle spalle del suo compagno di squadra, l’australiano Oscar Piastri, ma nella seconda parte di stagione ha mantenuto a denti stretti la leadership di un campionato combattuto fino all’ultima curva.

Questo successo consente alla McLaren, guidata dal team principal italiano Andrea Stella, di interrompere il dominio recente di Max e della Red Bull. Un pilota del team di Woking non vinceva il titolo dal 2008, ricordando la prima corona di Lewis Hamilton.

Nato a Bristol, ovest dell’Inghilterra, da papà Adam, imprenditore nel ramo pensionistico, e mamma Cisca, di origine belga, il giovane Lando è cresciuto coltivando la passione per i motori. Dalla MotoGp, con un dichiarato debole per l’eroe Valentino Rossi, Norris ha sperimentato diverse discipline prima di arrivare ai kart. Ha iniziato con l’equitazione, poi è passato ai quad, ritenuto troppo pericoloso dal padre, e alle motociclette. Alla fine, dopo essere stato accompagnato da papà Adam ai campionati nazionali britannici di karting a 7 anni, ha iniziato con le quattro ruote su pista.

Nel 2017 ha vinto la Formula 3 europea, nel 2018 ha sfiorato la vittoria all’esordio della Formula 2 e nel 2019 è passato in Formula 1 con la McLaren. C’è stato un momento in cui in ambito sportivo ha parlato delle difficoltà riscontrate, confessando più di una volta che «non è una debolezza parlare di ciò che ti fa stare male». E ha proprio ragione.