di Massimo Boccucci
Dicono di Lautaro Martinez: fortissimo, tra i migliori attaccanti del mondo, ma sbaglia la prestazione e non segna quando conta veramente. Il bomber dell’Inter è destinato a portarsi dietro questa etichetta finché non ci sarà una partita, un qualcosa, che farà cambiare la storia. Resta il fatto che sa essere presente e devastante, che i suoi colpi fanno impazzire i tifosi nerazzurri e chi ama il calcio. La qualità c’è tutta, compreso il fiuto.
Non ci voleva certo l’ultima doppietta a Pisa in campionato per confermarlo, che gli ha permesso di raggiungere 163 gol segnati, superando di due la bandiera Sandro Mazzola, che però il palmarès ce l’ha molto più ricco. El Toro sempre più nella storia del club nerazzurro, ora punta al podio dei più prolifici di sempre avendo davanti soltanto le leggende Giuseppe Meazza, Alessandro Altobelli e Roberto Boninsegna che è avanti di 8 reti.
Dopo Pisa ha risposto ai detrattori che lo vedevano un po’ spento («Li lascio parlare, le critiche fanno parte del gioco»), ha scherzato con Chivu allontanando i fantasmi di qualche scricchiolio nei rapporti di cui s’è detto («Ricevo più abbracci dal mister che da mia moglie») e ha promesso alla squadra che appena ci sarà tempo offrirà una grigliata a tutti.
Capitan Lautaro celebrato come nei tempi migliori, dopo il buio delle sconfitte pesantissime tra la finale di Champions a Monaco, a Torino con la Juve, a Napoli, nel derby e a Madrid contro l’Atletico, prima di rialzarsi all’Arena Garibaldi grazie ai suoi due squilli in una partita che nella settantina dei minuti giocati si era incanalata sul grigio.
Lautaro ha voluto rimarcare che la gente gli vuole bene, che il suo contratto è lungo e che l’Inter lotta per tutto il tempo per stare il più in alto possibile. Stare sotto i riflettori è il destino dell’argentino che molti accostano al Pallone d’Oro e che fa notizia quando tira la bottiglietta perché l’indole latina prende il sopravvento.
Da Pisa è ripartito con 10 gol in questo tratto di stagione, di cui 6 in campionato. C’è da costruire tutto, come lui e l’Inter hanno fatto la stagione scorsa fino all’epilogo peggiore di non riuscire a vincere nulla. Quello che Lautaro vorrebbe è un finale diverso.