di Massimo Boccucci
Le furie sono azzurre, lasciando agli spagnoli il rosso vivo che non ha fatto paura nella finale della Coppa Davis a Bologna davanti ai matadores Matteo Berrettini e Flavio Cobolli. Mai il tennis italiano si era spinto fino a questo punto, con la domenica bestiale che ha lasciato l’epilogo più bello nel percorso trionfale, diventato oltremodo storico per non aver perso neanche una partita, lasciando a riposo il doppio. La terza insalatiera consecutiva, la quarta nella storia, è l’ennesima impresa, con tutti i riflessi benefici sul movimento. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha telefonato subito e ha invitato i campioni al Quirinale. I festeggiamenti sono appena cominciati.
Filippo Volandri ha costruito il trionfo senza spaventarsi quando Jannik Sinner e Lorenzo Musetti hanno rinunciato. È andato fino in fondo il capitano con i suoi uomini che l’hanno seguito, esaltandosi nell’arena bolognese dove il pubblico ha fatto la sua parte, così come i milioni che hanno tifato da casa davanti alla tv. Berrettini ha vinto i primi match aprendo la strada che Cobolli ha chiuso. Lorenzo Sonego era pronto all’occorrenza, così come Simone Bolelli e Andrea Vavassori se ci fosse stato bisogno di loro.
Nella sfida con la Spagna, Cobolli ha rimontato un set di svantaggio a Munar, riprendendo con la forza di volontà e le sue qualità una partita che sembrava persa, fino a conquistare il punto del 2-0 che ha chiuso i giochi. Alla Fiera di Bologna, con la cornice di 10mila spettatori in estasi, si è consumata la grande festa quando si è chiuso il cerchio dopo la vittoria di Berrettini su Carreno.
I due hanno fatto meraviglie in tutto il percorso delle Final Eight: partenza con l’Austria, proseguendo con il Belgio, fino all’ultimo atto. Aveva ragione Sinner con parole scolpite sulle racchette azzurre: «Abbiamo uno squadrone». La migliore investitura per andarsi a prendere la Coppa Davis.