di Massimo Boccucci
Cuore, batticuore, nel vedere l’Italia migliore del tennis conquistare per la terza volta consecutiva la finale della Coppa Davis dopo i successi di Matteo Berrettini e Flavio Cobolli che hanno fatto il pieno contro il Belgio in semifinale, lasciando a riposo il doppio Bolelli-Vavassori che non è servito, così come contro l’Austria.
Mai una nazionale, nella storia della nuova Davis, era arrivata all’ultimo atto senza perdere un match, riuscendoci oltretutto senza i suoi due tennisti più forti, Jannik Sinner e Lorenzo Musetti. Domani gli azzurri si giocheranno l’insalatiera alle 15 contro una tra Spagna e Germania, che si affronteranno oggi da mezzogiorno per l’altra semifinale.
La storia ha scritto una pagina spettacolare nella sfida tra Cobolli e Bergs per il tie-break infinito, chiuso sul 17-15, tra la disperazione del belga che ha avuto sette match point. L’azzurro ha esultato imitando Djokovic, il suo idolo di sempre: maglia strappata e una gioia sfrenata da condividere con il pubblico della SuperTennis Arena di Bologna, che l’ha sostenuto in un’autentica battaglia.
Strapparsi la maglia è un gesto che Djokovic ha ripetuto in svariate occasioni e che riprende l’incredibile Hulk per manifestare la propria forza agli occhi del mondo. Dev’essersi ricordato di cosa Nole gli aveva suggerito sottorete a Wimbledon, sottovoce, al termine della combattutissima sfida ai quarti di finale dello scorso luglio: «Flavio, è solo questione di tempo, arriverai tra i primi dieci al mondo. E ci resterai a lungo». Dopo una semifinale così e quella maglia strappata, ci sono due buoni motivi in più per crederci.