Il Messaggero Umbria 17 novembre 2025

IL PERSONAGGIO

GUBBIO Beata gioventù. Quella che sta dando linfa al Gubbio protagonista. Tra gli under c’è Alessandro Di Bitonto, che fin dal primo momento ha impressionato. Il ventenne difensore centrale, arrivato in prestito dal Sassuolo, sta facendo la differenza per autorevolezza. Si è lasciato alle spalle il brutto colpo alla testa rimediato il 25 ottobre a Carpi.

Di Bitonto, come sta?

«Sto bene, tutto è passato. Ho tolto gli 8 punti prima della trasferta di Ascoli e la ferita si è rimarginata. Dovevo mettere il caschetto, ma stringeva troppo il laccio e ci ho rinunciato».

Cosa pensa del rinvio contro la Juventus Next Gen?

«Alla fine è giusto così, se ci sono giocatori importanti che vanno in Nazionale».

Si aspettava di partire così bene alla prima esperienza tra i professionisti?

«Non me l’aspettavo, ero comunque sicuro che avrei dato il massimo per fare del mio meglio».

Più o meno difficile del previsto?

«Non è stato facile adattarsi al ritmo del livello professionistico rispetto alle giovanili. Si deve andare sempre forte. Non puoi permetterti una giornata o un allenamento sbagliato, ci sono i compagni più esperti che stimolano, ma se non fai bene sono pronti giustamente a sgridarti. La differenza sta soprattutto lì. Il salto non è facile, viene detto continuamente anche nelle giovanili».

L’ambientazione rapida come la spiega?

«Mi sono trovato subito benissimo, ci sono parecchi giovani e abbiamo fatto gruppo. Questo aiuta tanto, poi trovi gli esperti che ti danno una mano e agevolano il percorso. Mi ritengo fortunato, non è scontato inserirsi subito in una realtà nuova».

Cos’è cambiato dall’esperienza in Primavera?

«L’ambiente e i contesti in cui gioca, come ad Ascoli, davanti a migliaia di spettatori. È bellissimo con i tifosi, in casa senti la spinta».

Il gol decisivo contro il Bra, al Barbetti il 29 settembre ha fatto salire ancora di più l’autostima?

«Non stavo facendo una delle mie partite migliori, poi è arrivato il gol e quando è così devi cavalcare l’onda continuando a lavorare sodo. Se anche non vai bene ma trovi il gol che fa diventare decisivo, ti fa stare bene e lavorare meglio».

Scelga la partita più bella.

«Per contesto e prestazione direi in casa con il Perugia con una cornice favolosa. Era il mio primo derby. È stata una gara intensa, siamo andati sotto e ci siamo impegnati per recuperare contro una squadra in difficoltà ma forte».

Gioca per il Gubbio, per sé stesso e anche per il Sassuolo?

«Per tutte e tre le cose. Non ho mai vestito la maglia neroverde della prima squadra».

Ha cominciato da attaccante: ha avuto ragione chi l’ha trasformato in difensore?

«Penso di sì. Da piccolo volevo giocare là davanti e fare gol. A 11 anni sono andato al Sassuolo e mi hanno detto che per arrivare a certi livelli dovevo fare il difensore. Ho metabolizzato quattro-cinque anni dopo».

Un sogno ce l’ha?

«Sì, ma sono troppo scaramantico per dirlo. Diciamo l’esordio con una maglia speciale».

Massimo Boccucci