www.ilmessaggero.it 15 novembre 2025

di Massimo Boccucci

Da Bruno campione del mondo di Spagna ‘82 al figlio Daniele e adesso il nipote Bruno che ha ancora di più il marchio di famiglia. Dalle magie di Marazico all’amore nato in Sardegna di suo figlio Daniele, bandiera del Cagliari. Sull’isola la tradizione dei Conti va avanti perché Bruno Conti ha firmato con il Monastir, che milita in Serie D nel girone G, che domani (domenica 16 novembre, alle 15) è impegnato nel derby a Olbia. Il ventitreenne centrocampista centrale si è lasciato alle spalle l’esperienza con il Pompei, nel girone H della stessa categoria dove aveva iniziato la stagione. Giocherà per la prima volta insieme al fratello Manuel, tornando in Sardegna dove era cresciuto nelle giovanili del Cagliari.

Il percorso

Figlio di Daniele, che gli dedicò un gol contro il Torino nel 2013 andando a esultare con lui che quel giorno faceva il raccattapalle a Is Arenas, è stato chiamato Bruno come il nonno leggendario. A lungo nel Cagliari, ha debuttato in Primavera il 20 settembre 2019, presentandosi con un gran gol contro l’Empoli. Nell’Under 19 rossoblù ha giocato tre stagioni, conquistando una qualificazione ai playoff per il titolo, per poi trasferirsi al Verona ed essere successivamente girato in prestito al Mantova, dove ha potuto collezionare l’esordio in prima squadra giocando in Serie C. Successivamente è stato anche al Monterosi e al Brindisi.

Emozioni

Bruno Conti ha preso al volo questa opportunità: «Sono molto contento di essere qui. Con la mia famiglia siamo cresciuti a Cagliari, per questo è bello poter tornare in Sardegna. Mi metto a disposizione della squadra cercando di fare del mio meglio quando il mister riterrà opportuno utilizzarmi. È la prima volta che posso giocare con mio fratello e mi fa davvero molto piacere, essere in squadra con lui è una spinta in più perché è una delle cose più belle che ci possano essere. Rispetto al settore giovanile del Cagliari ritengo di essere migliorato mentalmente ed essere cresciuto in tante cose. Ho tanta voglia di dimostrare in campo, del resto papà ci ha sempre insegnato che le parole contano poco e che bisogna farsi valere con i fatti».