di Massimo Boccucci
Ha fatto il suo dovere l’Italia ieri sera vincendo 2-0 in Moldavia, anche se non basta per tornare diretti al Mondiale, preparandosi a dover passare per la terza volta consecutiva tra le forche caudine dei playoff. La Norvegia ha praticamente chiuso i giochi battendo l‘Estonia con 4 gol nella ripresa. Rino Gattuso, invece, ha dovuto aspettare l’88’, quando nel valzer delle punte ha deciso il difensore Gianluca Mancini, bravissimo di testa a sfruttare l’assist perfetto di Dimarco, e si è poi goduto al 92’ il raddoppio di Francesco Pio Esposito, sempre di testa sulla giocata di Politano. Bilancio del commissario tecnico 5 successi in altrettante partite con 18 gol segnati.
Dall’estate di San Martino ai 5-6 gradi di Chisinau, e allo stadionul Zimbru 10mila posti con attorno palazzoni grigi stile sovietico, la Moldavia ha completato il suo percorso con un punto in 7 gare, ricordando che anche a giugno il 2-0 è stato sofferto per gli azzurri, che ieri sera, nonostante la linea avanzata con 4 attaccanti – Orsolini, Scamacca, Raspadori e Zaccagni -, hanno chiuso sullo 0-0 il primo tempo con le occasioni, in particolare, di Scamacca, Mancini e Orsolini, ma anche lo spavento quando Postolachi ha alzato la mira da pochi centimetri, tra tanti errori e a tratti anche parecchio equilibrio. Attacca ma non sfonda l’Italia, perciò Gattuso chiama Retegui e Francesco Pio Esposito, togliendo Scamacca e Raspadori, sino all’uno-due nel finale.
L’Italia chiude come era previsto. Come del resto la Norvegia, che ha fatto il pieno nel girone con 7 vittorie su 7, compreso il 3-0 agli azzurri il 6 giugno scorso a Oslo, dove ieri – prima della sfida in Moldavia – gli scandinavi hanno battuto 4-0 l’Estonia, con le doppiette di Sorloth e Haaland.
Norvegesi inarrivabili per i 33 gol segnati e gli appena 4 subiti, con +29 nella differenza reti che tradotto in pratica costringerà gli azzurri a vincere 9-0 contro la Norvegia domenica sera a Milano per pareggiare i conti, viste le 20 reti segnate e le 8 subite per il +12 come differenza reti. Peggio che scalare l’Everest.