Corriere dello Sport-Stadio 6 novembre 2025

di Massimo Boccucci

Resettare per ripartire, a questo pensa Michele Mignani dopo lo stop a Bari che ha fermato la corsa lanciata del Cesena passata anche se la rete nel finale al San Nicola (l’unica gara in cui i bianconeri non hanno segnato) ha evidenziato 2 aspetti: la squadra ha preso gol in 10 partite, su 11, e 4 su 13 sono venuti nell’ultimo quarto d’ora. Tutti particolari da migliorare per crescere, preparandosi ancora meglio come sta succedendo nell’essere tornati a casa, nel quartier generale di Villa Silvia, dopo un mese trascorso a lavorare a Martorano perché il campo principale in erba del centro “Rognoni” è stato rimesso a posto avendo bisogno di un mese di riposo.

DEFEZIONI. Mignani sa già che domenica prossima al “Manuzzi” contro l’Avellino servirà una forte reazione e sa anche che dovrà rinunciare di nuovo al centrocampista Bisoli, destinato a non tornare prima di dicembre, mentre potrebbe ritrovare Siano, che aveva già ricominciato ad allenarsi con il gruppo dei portieri alla fine della scorsa settimana, e valuterà giorno per giorno le condizioni dell’esterno difensivo Magni. L’allenatore ripartirà dalle certezze che ha visto nel percorso portato avanti fin qui.

MEA CULPA. La brusca frenata serve sicuramente da lezione, conservata come tale da Mignani nel sostenere apertamente che «una squadra, e ovviamente includo anche me, se vuole provare a restare nelle zone alte non può perdere una gara del genere». Il tecnico non ha cercato alibi e li anche tolti subito alla squadra, senza gettare la croce addosso a qualcuno ma solo per capire, nella convinzione di non poter «rimproverare nulla ai ragazzi, perché hanno fatto le stesse cose di quando si vince». Senza dubbio a Bari è mancata la concretezza, la capacità di finalizzare la manovra: costruire e non essere risolutivi può diventare un limite.

FATTORE GIOVANI. Rimane, comunque, tutta la freschezza del Cesena che si fonda sul Dna della gioventù. La valorizzazione dei talenti è un fattore consolidato. Ci sono gli esempi lampanti di Berti, Francesconi e Shpendi. C’è anche una sfida che va oltre. «Nelle giovanili ce ne sono altri – ha evidenziato Mignani – almeno 5-6 li abbiamo già portati in panchina».

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