Il Messaggero nazionale 3 novembre 2025

Quella medaglia d’oro pesa sempre tantissimo, dal 30 luglio quando l’ha conquistata al mondiale, e tornare così fa un bell’effetto. Continua a godersela, il ventiduenne imolese, la gloria a Singapore per il primo podio più alto iridato nella storia azzurra dei 50 rana e l’unico della spedizione italiana in vasca. Quando lo chiamano, condivide quel trionfo pure coi bambini che sognano, come ha fatto a Gubbio al corso del Training Value Network (Tvn) sotto la guida di Simone Palombi. Ora ricomincia da Genova con il Trofeo Nico Sapio, il 7 e 8 novembre.

Cerasuolo, è pronto al rientro?

«Mi sento a posto, siamo appena tornati da tre settimane di altura che sono andate molto bene. Sono carico, sarà la prima gara dell’anno, ho voglia di gareggiare e mettermi un po’ alla prova. Sono fiducioso».

Cosa le resta oggi dell’oro mondiale?

«Intanto la medaglia, poi un sacco di emozioni, la gratitudine per quelli che lavorano quotidianamente con me e tanta consapevolezza per il percorso che sto facendo. Mi dà più fiducia».

Più certezze o rimpianti in chiave azzurra?

«La nazionale in vasca ha raggiunto il maggior numero di finali e questo vuol dire che il movimento cresce, anche con i più giovani».

Fa i conti con una crescente popolarità?

«Ho visto riconoscenza per ciò che ho fatto, però se non ci fosse stata non sarebbe cambiato nulla. Vivo e amo ciò che faccio. Dopo il mondiale qualche occhio addosso in più c’è, però non la sento come una pressione. Può essere uno stimolo per migliorare».

Quali sensazioni incontrare i bambini che vogliono diventare come lei?

«Belle, anche io da bambino quando vedevo i campioni volevo fare come loro e conoscerli».

Ha metabolizzato di aver fatto meglio di campioni come Fioravanti, Scozzoli e Martinenghi?

«Non si può dire di aver fatto meglio di chi ha vinto le Olimpiadi. Non mi paragono a nessuno dei tre, sono più scarso. Io penso a me stesso. Per chi ha fatto tanto, dice poco se abbia vinto o meno anche un mondiale».

Inorgoglisce essere stato il primo italiano iridato nella specialità?

«Non cambia nulla, ne ho parlato con Martinenghi a cena dopo la vittoria. Potevano aver vinto anche 25 italiani, per me ha un’importanza assoluta. Se gli altri lo pompano di più o meno è sempre un oro mondiale».

Il complimento più bello?

«Dalla famiglia e la mia fidanzata orgogliosi di me, per la passione e non tanto per la medaglia in sé. Sono stati una bella emozione i messaggi di Chiellini e Allegri».

I suoi obiettivi il record di Peaty (26”54 per l’azzurro a Singapore, 25”95 il primato dell’inglese) e le Olimpiadi di Los Angeles 2028?

«Pensare a un record del mondo è difficile. Realizzare un tempo toglie attenzione sulle cose possibili, pensare di lavorare per il cronometro è sbagliato e mi concentro su ciò che può servire per arrivare a quel risultato. Los Angeles è lontana, tre anni sono tanti: so che devo lavorare ogni giorno e per la qualificazione devo aver fatto tutto perfetto, senza rimproverami nulla. Ricordo agli Assoluti di aprile non sapevo ancora se sarei andato al mondiale, poi a fine luglio ho vinto l’oro».

Il suo pregio e il difetto in vasca?

«Un pregio è anche il mio difetto: sono un atleta che vuole capire ciò che fa. Non mi piacciono le teorie fisse, credo che si debba realizzare il vestito perfetto su ogni atleta. Mi piace parlare con l’allenatore per trovare me stesso e tirare fuori il meglio».

Cesare Casella su cosa insiste?

«Lui vuole un atleta non un robot né un soldato. Non vuol dire che sono indipendente e faccio da solo. Ci sono maturità e consapevolezza per ricercare il massimo».

Cosa vorrebbe avere di Peaty e Martinenghi?     

«Adam ha fatto qualcosa fuori dal normale, lo considero quasi un alieno. Ha uno strapotere fisico nella rana rispetto a tutti. Nicolò è un animale da competizione, per batterlo in una finale devi essere molto più forte di lui. Ha i colpi dei campioni nelle gare importanti e su questo lavoro molto: lo si ha dentro e si può migliorare».

Ranista per vocazione?

«Da ragazzo e junior nuotavo rana, stile libero e talvolta delfino. Andando avanti con lo sviluppo, tronco e braccia sono diventati più forti delle gambe ed è la rana che ha scelto me».

Perché così tanti ranisti azzurri?

«La rana moderna l’ha creata Scozzoli e l’ha portata avanti Martinenghi. Ci ha dato una mano quando andavamo in nazionale. Vedere Nicolò e provare a raggiungerlo è uno stimolo importante».

Da piccolo si è diviso con il calcio.

«All’epoca avrei preferito fare il calciatore. Il gioco del calcio si chiama così e non sport come il nuoto dove la fatica è diversa. Abbiamo deciso io e mamma».

Al calcio pensa comunque visto il dichiarato tifo per la Juve.

«Sono un patito del calcio, non solo bianconero. Se c’è una partita anche degli altri campionati la guardo. In famiglia c’è molta cultura calcistica, mio padre giocava e mio fratello vuole anche allenare».

Spalletti bianconero le piace?

«Sì, sono contento. È un grande allenatore, uno con delle idee giuste, può essere veramente la scelta vincente».

Sempre convinto che sia meglio una Champions bianconera che l’oro a Los Angeles?

«Assolutamente sì. Baratterei un mio titolo per vedere la Juve campione d’Europa».

A chi avrebbe voluto assomigliare se avesse fatto il calciatore?

«Come filosofia a Cristiano Ronaldo: gran lavoratore, un perfezionista, come provo a esserlo io in acqua. A differenza sua non sono così esaltato, forse devi esserlo per farti strada in quello sport dove c’è tanta concorrenza».

L’autodromo è lontano da casa sua?

«Sta a 200 metri. Ma già corriamo tutti a casa».

Ha mai pensato ai motori?

«Mi affascinano, però mi mettono più paura per il pericolo. Non sono portato, ci vuole la pazzia che non ho».

Un giorno si regalerà una Ferrari?

«Non credo, non amo le auto di lusso. Preferisco una villa fantastica».

In famiglia come l’hanno sostenuta negli anni?

«All’inizio mi hanno insegnato a lavorare duro e con umiltà senza pretendere di ottenere qualcosa. Contava il percorso per raggiungere un traguardo. Mi hanno sempre seguito restando dietro le quinte e senza dirmi nulla a livello tecnico».

Chi è Simone nella vita privata?

«Un ragazzo molto riservato, che ama stare sulle sue. Non voglio essere al centro dell’attenzione, mi dà fastidio. Preferisco stare con gli amici, la famiglia, la mia fidanzata».

Massimo Boccucci