Il Messaggero Umbria 12 ottobre 2025

L’intervista della domenica

Una vita sulle quattro corde, quelle di un prestigioso violino Tommaso Balestrieri del 1772 che Barbara Agostinelli suona con bravura, orgoglio e passione. Nata a Gubbio e da lunghi anni professionista a Roma, ha compiuto un percorso straordinario, dal conservatorio Morlacchi di Perugia a ricoprire dal 1997 il ruolo di professore d’orchestra nei primi violini, ricoprendo anche il ruolo di concertino al Teatro dell’Opera di Roma e alternando l’attività concertistica cameristica alla didattica. È fondatrice e direttore artistico dell’accademia di alto perfezionamento Sincronìa – Musica Arte Bellezza che coinvolge musicisti di caratura internazionale, organizzando ogni anno una prestigiosa rassegna concertistica.

Cosa l’appassiona di più?

«Tutto ciò che faccio, e da alcuni anni ho sentito il bisogno di volgere lo sguardo alla formazione dei giovani in base al merito. Sincronìa, fondata nel 2015 e oggi Fondazione del Terzo Settore, s’impegna nella valorizzazione del talento».

Dove nasce l’amore per la musica?

«Non sono figlia d’arte e da bambina ero attratta dalle orchestre. Un giorno mi capitò di vedere danzare Nureyev in televisione, rimasi incantata. Chiesi ai miei genitori di studiare il piano, ma sono stata indirizzata al violino, uno strumento diabolico con cui sono riuscita a trovare una sintonia che mi ha portata a produrre un suono naturale, la cosiddetta cavata, senza sforzi. Ho studiato i primi anni a Gubbio con Letizia Rizzo Cipiciani, professoressa dell’orchestra della Rai di Roma, ai tempi dei grandi direttori d’orchestra come Giulini, Ferrara e Karajan. La sera, al buio nello studio di mio padre Giampiero, ascoltavo per ore i dischi per cercare di fare mio il suono di Uto Ughi e di Arthur Grumiaux. Sarò sempre grata ai miei genitori».

Ha scelto il violino o il violino ha scelto lei?

«Credo che in parte sia stato il violino a scegliere me. L’ho preso in mano quasi per caso e ho sentito qualcosa di speciale: il suo suono mi parlava, come se mi appartenesse da sempre».

Le emozioni più forti fin qui nella carriera?

«Parlerei di percorso professionale, il termine carriera mi spaventa. Le emozioni forti sono sempre tante. Nasco solista, senza amare viaggiare né ritrovarmi in camerino da sola dopo gli applausi. Non faceva per me, ammiro chi riesce a sostenere certi ritmi, solitudine compresa. Ho scelto, per seguire meglio la famiglia con il marito e due figlie, di entrare con il concorso nell’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, dove suono tuttora. L’opera è la forma più completa di uno spettacolo, però amo molto anche il sinfonico. Adoro le opere, ognuna è la descrizione della condizione umana, è come vivere più vite nei personaggi e nelle composizioni. Una soddisfazione è stata aver “superato l’esame” con Kolja Blacher, primo violino dei Berliner Philharmoniker e storica spalla di Claudio Abbado, che ha accettato di collaborare con Sincronìa. Al termine di un concerto mi disse che ero… tedesca con tutta l’eccellenza dei tedeschi!».

Il Teatro dell’Opera la sua casa?

«Amo questo teatro da sempre. Tanto è l’amore per la grande musica che con umiltà, rispetto e curiosità mi pongo davanti a tanti capolavori. Ho imparato molto dai grandi cantanti ascoltando il loro respiro e fraseggio. Come anche dai grandi direttori d’orchestra o dai grandi registi che mi hanno condotta a comprendere meglio ciò che stavo suonando. Un luogo sacro dove la professione del professore d’orchestra, se fatta con impegno ed etica artistica, è ardua e pesante. Una vera missione anche se purtroppo, soprattutto in Italia, per molti non addetti ai lavori, la musica è considerata intrattenimento e divertimento. Io invece insisto sul concetto etico, altrimenti la parola cultura si svuota di significato».

Una vita professionale in prima linea?

«Ho sempre cercato di non trascurare la famiglia, mi piace essere presente il più possibile nei momenti importanti, per questo ho fatto molte rinunce professionali. Mi sento serena e gratificata, senza rimpianti».

C’è qualcosa che non ha ancora fatto e vorrebbe fare?

«C’è una bella idea artistica a cui mi piacerebbe dare forma in Umbria, se troverò collaboratori giusti e mecenati illuminati. Ne parlerò se potrà diventare realtà».

Quali consigli per i giovani che vogliono fare musica?

«Se vuoi studiare musica, inizia con una passione autentica che ti spinga all’esercitazione con dedizione e piacere. Non separare mai l’etica dall’estetica: la tua arte sarà più ricca e significativa se guidata da valori come onestà, generosità e rispetto per gli altri. I risultati arriveranno con il tempo e la perseveranza, senza bisogno di ricorrere a scorciatoie o a comportamenti dannosi. E ricorda che la musica è anche una forma di spiritualità, che può dare un senso più profondo alla vita e al lavoro, soprattutto in questo periodo storico in cui tutto scorre troppo veloce, in maniera superficiale seguendo spesso solo la logica del facile profitto».

Massimo Boccucci