Intervista esclusiva con Nicolò Tresoldi, attaccante del Bruges e della Germania Under 21
L’apertura di Rino Gattuso fa notizia. Il Ct ha preso appunti in Atalanta-Bruges di Champions e il ventunenne attaccante dei belgi Nicolò Tresoldi gli è piaciuto, così come il difensore atalantino Honest Ahanor. «Li ho visti bene – ha detto -, possono avere la possibilità della maglia azzurra, ne stiamo parlando col presidente Gravina e con Buffon. Ci lavoriamo, vediamo se si può fare qualcosa». Sul figlio d’arte (suo padre Emanuele Tresoldi, 51 anni, ha giocato terzino sinistro in A con l’Atalanta ed è stato campione d’Europa con l’Italia Under 21 di Cesare Maldini nel 1994) si sono accesi i riflettori, dopo anni di presenze e gol tra gli echi a distanza. Nicolò è nato a Cagliari il 20 agosto 2004, è cresciuto in Umbria a Gubbio, dove ha mosso i primi passi tra le scuole calcio di Csi Don Bosco, Atletico Gubbio e Fontanelle, e tredicenne ha seguito i genitori in Germania per il nuovo incarico di lavoro di sua mamma Barbara in una compagnia aerea. Da ragazzino è stato anche una promessa del tennis, facendo parte degli azzurri Under 12 nella Coppa Davis di categoria, finché quando l’ha visto l’Hannover 96 ha scelto la sua strada con tutta la trafila fino alla prima squadra, ottenendo il doppio passaporto nel 2022. Ha imparato quattro lingue ed è diventato ben presto uno degli attaccanti di maggior talento dell’Under 21 tedesca, con 18 presenze e 9 gol, protagonista anche all’Europeo lo scorso giugno diventando vicecampione d’Europa. Ignorato fin qui dal calcio italiano, e a sentire parecchi è una fortuna, da regolamento se ricevesse una chiamata dal Ct azzurro potrebbe cambiare il proprio status e diventare a tutti gli effetti un giocatore azzurro.
Tresoldi, colpito dalle attenzioni di Gattuso?
«Onorato, mi fanno piacere. L’ho sempre ammirato, fin da ragazzino».
Con la Germania Under 21, intanto, si sta togliendo grosse soddisfazioni: pensa anche alla Nazionale tedesca maggiore?
«Mi trovo molto bene e sono soddisfatto del percorso. La nazionale maggiore è un obiettivo».
Si è chiesto perché per l’azzurro non l’hanno mai cercata?
«No, in Nazionale c’erano e ci sono attaccanti forti e meritevoli. La concorrenza a questi livelli è altissima».
Se dovesse fare una scelta definitiva?
«Visto che mia mamma è argentina ho pure la possibilità di giocare per l’Albiceleste, ma una decisione definitiva non l’ho presa».
Ha segnato con il Bruges in Champions nei playoff contro il Glasgow Rangers e alla prima col Monaco da titolare nella fase a gironi, più tre gol e un assist nel campionato belga: meglio del previsto?
«Andare via dall’Hannover non è stato facile dopo aver passato 8 anni bellissimi, però quando arriva una squadra come il Bruges è impossibile dire no. All’inizio c’è voluto tempo per ambientarmi e senza preparazione, perché venivo dall’Europeo Under 21, non è stato facile. Il club, lo staff e i nuovi compagni mi hanno aiutato. Sono contento della scelta».
Com’è il Belgio?
«Aspettando di vederlo tutto, Bruges è bella. Perfetta Knokke-Heist dove vivo e c’è il campo base, nella provincia fiamminga delle Fiandre occidentali, stazione balneare della costa del Mare del Nord».
Le caratteristiche principali del calcio belga?
«Il ritmo alto. Si corre tanto e ci sono parecchi giovani di qualità che giocano».
Nello scontro diretto con il Royale Union Sg è stato suo l’assist per la vittoria che vi ha portato a -3 dalla vetta dopo 10 giornate: segnale per lo scudetto?
«Erano fondamentali i 3 punti, altrimenti sarebbero scappati via. Abbiamo la squadra per fare bene e il nostro obbiettivo è vincere».
Cosa le hanno lasciato 8 anni all’Hannover 96?
«Tante lacrime, ma soprattutto tanti bei ricordi che porterò sempre con me. Dal settore giovanile alle prime partite da professionista, i primi gol e le persone che mi hanno aiutato a raggiungere gli obiettivi».
Avendo girato abbastanza, si sente un cittadino d’Europa?
«Mi è sempre piaciuto fare esperienze all’estero ed è importante aver imparato anche il tedesco. Sono molto legato alla Sardegna e specialmente a Gubbio dove sono cresciuto. In Umbria è iniziato tutto, sia col calcio e la pratica del tennis. Adesso in Belgio mi trovo bene e ho la possibilità di fare un altro ottimo percorso».
Serve spirito di adattamento per girare fin da giovanissimo?
«Sì, mi è sempre piaciuto girare. Ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha sempre supportato, oltre a persone che mi hanno aiutato».
Ci parla un po’ di lei?
«Amo il tennis tanto quanto il calcio, seguo entrambe le discipline. Gioco a golf, che è tradizione di famiglia, ma sono soprattutto un professionista a tempo pieno. Durante il giorno mi prendo cura del mio fisico».
Papà Emanuele cosa le consiglia?
«Cerca di aiutarmi per avere il giusto equilibrio tra alzare e abbassare la pressione nel gestire la stagione».
Ha fatto provini con Milan, Juve, Roma, Atalanta, Bologna e Fiorentina: rimpianti?
«No, ero troppo piccolo e sono contento della scelta che abbiamo fatto di andare all’estero».
Tifa Milan: se la dovessero chiamare corre subito?
«Per il Milan ho iniziato a giocare ed è il mio sogno più grande, però so che devo migliorare e raggiungere livelli alti per essere pronto».
Sa che il Bruges ha un eccellente rapporto con i rossoneri?
«Si, però sono concentrato e fiero di giocare qui».
Gli attaccanti preferiti di ieri e di oggi?
«Il mio idolo è sempre stato Pippo Inzaghi, poi crescendo mi sono ispirato a Suarez e adesso guardo tutte le partite di Lewandowski, cercando di rubare il più possibile da lui».
Da quale tecnico italiano le piacerebbe essere allenato?
«Da chi sarà l’allenatore del Milan in quel momento».
Le sue favorite per lo scudetto italiano e la Champions?
«Spero il Milan per il campionato e per l’Europa magari una finale tra Bruges e Barcellona».
Massimo Boccucci