L’INCHIESTA
GUBBIO Si recava con l’auto di servizio al distributore di benzina per fare rifornimento, ma il carburante finiva in una tanica personale che portava a casa. Per questo è stato denunciato in stato di libertà un agente della polizia municipale in servizio presso il corpo di polizia locale per il reato di peculato. La storia andava avanti da qualche mese e una segnalazione interna al comando in largo della Pentapoli avrebbe attivato l’indagine che si è sviluppata con pedinamenti e riscontri, anche attraverso i filmati delle telecamere. Sono entrati in azione i militari della sezione di polizia giudiziaria, aliquota carabinieri, della procura della repubblica di Perugia.
Il vigile urbano aveva posto in essere comportamenti considerati infedeli, collegati alla gestione della carta carburante. Sono state autorizzate e avviate, dopo la segnalazione dal comando della polizia locale di Gubbio, delle specifiche attività tecniche e mirati servizi di riscontro sul territorio. Durante uno di questi servizi, l’appartenente alla polizia municipale, avendo la disponibilità della vettura di servizio nonché della carta carburante in dotazione al corpo, in divisa e durante l’orario di lavoro, inseriva il carburante in una tanica da 25 litri anziché nell’autovettura di servizio. Una volta fatto rifornimento, si allontanava dal distributore di benzina per depositare la tanica nel retro del garage della propria abitazione, circostanza nella quale veniva fermato e colto in flagranza di reato dai militari in servizio di osservazione e pedinamento. La tanica veniva sequestrata e messa a disposizione della procura.
Il vigile urbano, che ha alle spalle una consolidata carriera, avrebbe subito ammesso ogni responsabilità, con la possibilità che gli sviluppi della vicenda possano portare al patteggiamento. Il reato di peculato, ai sensi dell’articolo 314 del codice penale, prevede una pena di reclusione da 4 a 10 anni e 6 mesi. Questa pena si applica al pubblico ufficiale o all’incaricato di pubblico servizio che si appropria di denaro o di altra cosa mobile altrui che possiede in virtù del proprio ufficio o servizio. Esistono anche circostanze attenuanti, come il peculato d’uso, per cui la pena è ridotta, e aggravanti che possono aumentare la severità della sanzione. In questo caso, con le attenuanti come il fatto che l’agente è incensurato, si potrebbe arrivare a una pena di 7-8 mesi. In presenza di una sentenza, si riunirà l’ufficio procedimenti disciplinari del Comune, composto dal segretario comunale e da membri esterni, per valutare i provvedimenti che vanno dalla sospensione al cambio di mansioni e fino al licenziamento. La polizia municipale è da anni al centro di un altro caso giudiziario legato al processo Trust, in corso al tribunale di Perugia, che coinvolge come imputata Nadia Ercoli, responsabile del reparto di polizia amministrativa e commerciale.
Massimo Boccucci