di Massimo Boccucci
Impossibile non fare i primi calcoli, il Sassuolo sa di doverne fare nelle due partite che l’aspettano – domani l’Udinese, venerdì prossimo al Bentegodi contro il Verona – per dare alla classifica un volto diverso dopo l’unica vittoria contro la Lazio fra tre sconfitte tra campionato (Napoli, Cremonese, Inter) e Coppa Italia (Como). Sfida pesantissima al Mapei Stadium-Città del Tricolore coi friulani reduci da tre schiaffoni presi in casa dal Milan dopo due vittorie e un pareggio, più il superamento del turno di coppa col Palermo. Fabio Grosso ha una carta in più da giocare, Walid Cheddira andato a segno a San Siro. Il tecnico utilizza il tridente offensivo con Berardi e Laurienté esterni e Pinamonti centravanti titolare. L’allenatore dispone di quattro attaccanti centrali con Pinamonti e Cheddira prime scelte, seguiti da Skjellerup e Moro. Proprio Cheddira si è preso la scena contro l’Inter prendendo il posto di Pinamonti al 77’ per riaprire la partita dopo pochi minuti con il 2-1 che ha tenuto col fiato sospeso fino all’ultimo. Questo segnale ha aperto di fatto il ballottaggio tra i due centravanti, che volta per volta indurranno Grosso a valutare bene chi può dare e ottenere di più. Il ventisettenne marocchino ha fatto sapere a più riprese di soffrire la concorrenza, di non avvertire il senso di competizione, ma di mettersi al servizio per la causa emiliana. Il ragazzo, nell’intervista ieri sui canali ufficiali del club, ha evidenziato di trovarsi nel posto giusto: «Avevo diverse possibilità tra cui scegliere – ha detto – e ho voluto il Sassuolo perché è un club importante e in questa realtà tra le migliori posso dare il mio contributo e aiutare la squadra». Con Grosso è stato subito feeling: «Mi ha fatto subito sentire a casa, mi ha trasmesso fiducia. In campo è davvero molto preparato, mi piacciono i suoi allenamenti perché combina la parte fisica, atletica, tecnica e tattica. Dobbiamo affrontare un campionato difficile perché la Serie A lo è. Noi vogliamo mantenere, innanzitutto, la categoria. Siamo moto uniti, ci vediamo spesso». A casa Cheddira lo seguono in tutto: «Mio padre giocava a calcio, segue e dopo avermi visto mi dà consigli per migliorare. La mia è una famiglia di sportivi, anche mio fratello gioca a calcio. La scuola non è stato il piano B ma piano A. Mio padre ci ha educato a studiare, prima quello poi il calcio. Mia sorella è laureata, tutti abbiamo studiato. La nostra famiglia è di tradizione marocchina in casa, ma siamo abituati alla cultura italiana. In casa tra le due culture c’è una bella miscela».
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