Il Messaggero Umbria 26 settembre 2025

LA STORIA

GUBBIO Se l’è vista bruttissima, per essere stata malmenata, e porta un tutore che le impedisce di guidare dopo una pesante disavventura che l’ha gettata nello sconforto, sperando di trovare giustizia dopo essersi rivolta ai carabinieri e aver fatto appello a chi potrebbe aver assistito all’aggressione. È la storia di un’eugubina cinquantaquattrenne che all’uscita di Scheggia su viale Parruccini della strada statale Pian d’Assino è rimasta vittima della violenta reazione di un camionista. La signora, residente nella frazione di Semonte, ha raccontato di essere stata aggredita da un non identificato alla guida di un mezzo pesante.

Lungo la strada, da una delle rampe di accesso, un autocarro si è immesso sulla statale e la donna ha dovuto accelerare per consentirgli di entrare in sicurezza sulla carreggiata. Poi, in un momento di nervosismo dovuto alla situazione, lei ha suonato il clacson e ha avuto un gesto di stizza indirizzato al camionista, che per tutta risposta ha suonato a sua volta con il clacson. Giunta all’uscita di Scheggia, la signora ha imboccato la rampa in discesa perché diretta in via Leonardo da Vinci per fare acquisti. In fondo alla rampa c’era un’auto ferma e lei non s’è accorta che il conducente del mezzo pesante, nel frattempo, era sceso dall’autocarro e stava all’altezza del suo sportello. Lei aveva il finestrino aperto e la cintura di sicurezza indossata.

«All’improvviso l’uomo mi ha sferrato uno schiaffone in faccia – ha raccontato – facendomi cadere gli occhiali. Sono rimasta immobile e totalmente impaurita. L’uomo ha continuato a picchiarmi con schiaffi e pugni, sia al volto che alle braccia e a una spalla. Ero in stato di choc e non riuscivo a difendermi, poiché la cintura di sicurezza mi teneva ferma e l’uomo mi ha praticamente fatta diventare come un sacco per il pugilato. L’ho visto bene in faccia perché ha messo la testa all’interno dell’auto, ma non sono riuscita a prendere il numero di targa del suo mezzo».

Si è recata dai carabinieri della Compagnia di Gubbio e ha poi raggiunto l’ospedale di Branca per farsi medicare. Le sono stati dati alcuni giorni di prognosi per ristabilirsi completamente. «Quando ho chiesto aiuto sulla rampa – ha chiarito – nessuno mi ha soccorsa. Credo che in molti abbiano visto quanto è successo, io piangevo ma nessuno mi ha aiutata. Ho provato amarezza. Spero che qualcuno si faccia avanti per testimoniare».

Massimo Boccucci