Intervista esclusiva con l’attaccante Cristian Shpendi del Cesena
di Massimo Boccucci
Cristian Shpendi, sia schietto: si aspettava il Cesena così lanciato?
«Sì, perché sono uno che punta sempre in alto. Volevo una partenza di questo genere e così è stato».
C’è un segreto?
«Non ce ne sono, fin dall’inizio del ritiro bisogna creare un ambiente giusto e tranquillo. Serve lavorare tanto e bene, ma questo non è un segreto».
Cosa è cambiato rispetto alla stagione scorsa?
«Siamo sulla stessa linea, dà una grossa mano il fatto di avere lo staff e le conferme con le basi dell’anno scorso. Chi è arrivato si è inserito subito bene. Ci sono tutte le componenti dietro questa bella partenza».
Fate un pensierino alla A?
«Sono un gran sognatore, ma insieme ai miei compagni penso a partita dopo partita senza guardare troppo avanti».
Lei personalmente ci pensa alla massima serie?
«Mi piace sognare, però l’obiettivo primario è intanto ottenere la salvezza. Dentro di me penso ad arrivare più in alto possibile».
Contro il Palermo è già un esame di maturità?
«Sarà importante e bella da giocare, ma non credo perché sappiamo che la strada è lunga e di dover crescere. Sono tutte da affrontare, abbiamo ancora giocato poco nel nostro stadio. Dovremo dare tutto e sappiamo il nostro valore a prescindere dall’avversario».
Gol pesanti a Pescara e contro l’Entella in questo avvio, dopo i 2 la stagione scorsa decisivi al debutto assoluto in B contro la Carrarese al “Manuzzi”: le piacciono le partenze sparate?
«Diciamo che partire bene dà fiducia a livello personale e alla squadra, ha un valore. Vorrei sempre partire così e anche continuare in questo modo per tutta la stagione».
Mattatore sotto porta nel girone di andata del passato campionato con 10 reti segnate su 11, poi ha capito perché si è inceppato?
«Ho avuto un infortunio con un calo fisico che mi ha costretto in un buon periodo a non poter essere al massimo. Quello ha in parte influito anche mentalmente, non riuscivo a dare tutto in campo. È capitato e me lo sono lasciato alle spalle».
Quanto ha imparato da quelle difficoltà?
«Mi ha aiutato tanto, perché le difficoltà ti fanno migliorare. Quando le cose vanno bene s’impara e anche quando vanno meno bene. È sempre importante capire sé stessi, perché e come: lo si deve per riuscire a migliorarsi».
Ha pianto a Catanzaro per quel rigore sbagliato sullo 0-0 ai playoff: c’è voluto per smaltire?
«Un po’, le emozioni negative sono state tante. Ho affetto per i colori bianconeri e i tifosi. Un errore può capitare, non mi tiro mai indietro e dopo l’estate il fatto di riposare mentalmente mi ha fatto lasciare tutto alle spalle a inizio stagione».
Prima chiamata nella nazionale maggiore albanese, tra l’esordio il 4 settembre in amichevole a Gibilterra (0-1) e il 9 in panchina con la Lettonia in casa (1-0) per le qualificazioni al Mondiale: sensazioni?
«Un’emozione grandissima. Sono nato ad Ancona, ma siamo una famiglia albanese. È un sogno di tanti ragazzi, un onore e motivo d’orgoglio».
Ha mai pensato all’azzurro?
«Per l’Italia porto grande rispetto, qui sono nato e ci vivo. Dico che sono italo-albanese. Se mi avessero chiamato magari ci avrei pensato, però quando l’ha fatto l’Albania ho detto subito sì e sono partito. Sono felice di essere lì».
Con il gemello Stiven dell’Empoli avete segnato a distanza la 1ª giornata e ora sta andando meglio a lei.
«Il periodo è più favorevole a me, è stato sicuramente bello in quell’occasione e speriamo di ripeterci insieme. Noi ci sentiamo tutti i giorni e più volte al giorno. Il legame tra gemelli è diverso: siamo cresciuti e tutto insieme, dalla scuola al calcio. È come se mancasse una parte quando non c’è».
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