La politica colpisce ancora. La peggiore politica, nella consapevolezza che trovare la migliore in Italia è praticamente impossibile, dà il meglio di sé quando gli imprenditori vogliono investire. Prendete il caso Bandecchi, il presidente della Ternana Calcio che ha collegato due straordinarie operazioni imprenditoriali come il nuovo stadio Liberati e una clinica da convenzionare con il sistema sanitario regionale.
L’Umbria dimostra come la sinistra (che ha governato ininterrottamente fino al 2019) e il centrodestra (che avrebbe dovuto rappresentare il cambiamento epocale) sono in realtà due facce della stessa medaglia.
La Giunta Regionale “perugiacentrica” di Donatella Tesei, che i bene informati vogliono ormai sulla via della stanchezza fino al 2024 per poi passare la mano senza chance di fare il secondo mandato (si parla del sindaco perugino Andrea Romizi verificando se resterà in Forza Italia o approderà in un altro partito della coalizione), ha lasciato il cerino in mano all’Assemblea Legislativa tra limitazioni e veti.

«Lo stadio si può costruire, ma la clinica no. Certo, lo stadio lo costruisco io e trovavo l’equilibrio di bilancio attraverso la clinica che invece hanno bocciato: niente false illusioni, se devo costruire uno stadio, lo costruisco, ma su un terreno mio e non a Terni».
L’esternazione sui social di Stefano Bandecchi non fa una piega e mette a nudo ancora una volta l’arretratezza di una Regione che per quanto abbia cambiato colore politico è sempre alle prese con le manovre al ribasso che frenano la libera impresa e la possibilità di sviluppo.
Si sente parlare di un nuovo Curi a Perugia. Fossi nella cordata in cui c’è anche il presidente del Grifo, Massimiliano Santopadre, non sarei così sicuro che quel progetto passerà integralmente e rispetterà i tempi che sono stati annunciati.
L’Umbria prigioniera di se stessa, al di là di chi la governa. Questa la grande lezione.
